domenica 28 Novembre 2021

Scarface, le estorsioni con metodo mafioso: “Sono Costantino di Latina Aho! Di Silvio!”

Non è cambiato il metodo, considerato dagli inquirenti “mafioso”, degli appartenenti al clan Di Silvio arrestati oggi, a Latina, durante l’operazione “Scarface” derivante dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Grazie al nome della famiglia ormai nota nel capoluogo pontino per la sua caratura criminale alcuni esponenti continuavano a mangiare nei migliori ristoranti senza pagare, o decidevano autonomamente il prezzo che poteva essere anche la metà di quello chiesto dal ristoratore, o anche solo a fare la spesa senza dover passare dalla cassa.

E ancora, nonostante le varie inchieste, gli arresti, le sentenze, nessuno osava ribellarsi o tantomeno denunciare.

Le estorsioni con metodo mafioso contestate agli arrestati, a vario titolo, funzionavano proprio così. Anche fuori dalla provincia di Latina. Il 7 aprile 2019 per esempio, Costantino Di Silvio, detto “Costanzo”, avrebbe chiamato il gestore di un noto ristorante di Anzio, dicendo che la sera avrebbe cenato lì, dicono gli inquirenti sottolineando la sua appartenenza al clan Di Silvio: “Sono Costantino di Latina Aho!!!… Di Silvio!”, a fronte della richiesta del proprietario di ricevere un pagamento tempestivo. Lo avrebbe costretto in questo caso addirittura a rinunciare al pagamento.

Lo stesso avrebbero fatto Costantino Di Silvio (detto Costanzo), Ferdinando “Prosciutto”, Fabio e Alessandro Di Stefano, con un altro ristoratore di Latina, nell’aprile del 2019. Dopo aver mangiato, forti sempre della loro appartenenza al clan e con fare minaccioso, lo costrinsero ad accettare come pagamento una somma pari a meno del 50% delle consumazioni oppure nulla.

Dicono gli inquirenti “con l’aggravante di aver agito in più persone e di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis e in particolare della forza dell’intimidazione promanente dalla loro appartenenza alla famiglia Di Silvio e di Giuseppe di Silvio, detto Romolo, attualmente detenuto per l’omicidio di Fabio buonamano” e “della condizione di assoggettamento e omertà derivanti dalla riserva di violenza di cui dispone la famiglia Di Silvio, in ragione dello spessore criminale degli appartenenti alla stessa, riconosciuta sul territorio di Latina”.

In una frutteria invece Anna Di Silvio, detta Gina, avrebbe preteso almeno per tutto il 2018 frutta e verdura senza pagare nulla, comportandosi come se, in città, tutto fosse loro dovuto.

Questi pochi particolari, escludendo le estorsioni più gravi, di cui parleremo in seguito, dimostrano come a Latina nel 2019 il clan di Silvio fosse ancora potente e temuto.

 

Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

CORRELATI

spot_img
spot_img