Costantino Di Silvio
Il tribunale di Latina

Nel marzo del 2015 un vero e proprio terremoto fece tremare il palazzo di giustizia di Latina. Il 20 marzo furono infatti arrestati il giudice fallimentare Antonio Lollo, ma anche un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio presso la Procura di Latina, un cancelliere dello stesso Tribunale, due commercialisti e un imprenditore. A vario titolo le procure di Latina e Perugia (competente per i reati commessi dai giudici del Lazio) contestarono i reati di corruzione, corruzione in atti giudiziari, concussione, induzione indebita a dare o promettere denaro od altra utilità, turbativa d’asta, falso e rivelazione di segreto nonché all’accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico.

Secondo le accuse si trattava di un sistema ben oliato e messo in piedi dallo stesso giudice all’interno del quale i consulenti nominati dal magistrato per le procedure concorsuali, avrebbero corrisposto a Lollo una percentuale del denaro che quest’ultimo liquidava loro. Un sistema che, naturalmente, danneggiava i creditori delle società finite sotto fallimento o concordato. Per “aggiustare” i processi, il magistrato finito in manette insieme ad altre sette persone, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Perugia, avrebbe ottenuto circa un milione di euro tra gioielli, viaggi, orologi e denaro.

Sarebbe stato lo stesso Antonio Lollo a suggerire ai liquidatori il modo migliore per far arrivare i fascicoli dei processi sulla propria scrivania. Il metodo? Cambiare la sede sociale dell’azienda, scegliendo Latina, prima di portare i libri in tribunale. I commercialisti finiti nei guai insieme a Lollo, poi, avrebbero cambiato il nome alle società ben sapendo che al giudice pontino spettavano soltanto quelle con il nome che iniziava con le lettere comprese tra A e G.

In oltre 12 ore di interrogatorio divise in due giorni, riempiendo 600 pagine di verbale, Lollo avrebbe fatto nomi e spiegato le modalità del sistema di cui sarebbe stato a capo, non risparmiando al collega Lidia Brutti e ai pubblici ministeri Massimo Casucci e Antonella Duchini, incaricati di ricostruire quanto accaduto, duri commenti sulle proprie azioni. Lollo sa di aver sbagliato: “Pensavo esclusivamente a fare soldi, tradendo tutto quello in cui – avrebbe detto il magistrato – ho sempre creduto, per quanto riguarda la vita”.

L’inchiesta è stata appena chiusa, dopo due anni di indagini, e gli indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie o chiedere di essere sentiti. Poi il pm chiederà i rinvii a giudizio.