ospedale del Golfo

Sembra essere diventata una questione di principio.

Il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, e l’assessore al ramo, Alessio D’Amato, non vogliono cedere di un passo sull’onda del claim: “Il Lazio merita di uscire dal commissariamento”.

Passaggio, tra l’altro atteso e preannunciato con largo anticipo a dicembre 2017, per gennaio 2019 ma ancora realizzato.

Su tutto grava la posizione assunta dal ministro della salute Giulia Grillo che, a fronte delle condizioni in cui versa la snità del lazio, tra liste di attesa lunghissime, pronto soccorso alla canna del gas, mancanza di posti letto e sottodimensionamento cronico del personale, aveva posto il niet sull’uscita dalla fase commissariale a cui il lazio è condannato ormai da dodici anni.

Ora, però, un nuovo spiraglio si apre almeno stando ai calcoli di Zingaretti e della sua giunta.

Domani, infatti, 28 marzo è convocato il tavolo interministeriale di verifica del piano di rientro.
“I parametri in nostro possesso sono positivi, i conti sul preconsuntivo 2018 ci dicono che il disavanzo passa da -45 a -30 milioni di euro, salvo – spiega D’Amato – verifiche del Mef”.
E proprio quel salvo verifiche del ministero che potrebbe creare nuovi ostacoli sull’ambizione della Regione a guida Pd.
Un ulteriore miglioramento, secondo Zingaretti & Co., al tavolo di giugno, quando arriverà la bollinatura del consuntivo 2018, porterà il Lazio all’uscita dal commissariamento.
“Ricordo che parliamo di uscita dal commissariamento e non dal piano di rientro, che continuerà ancora ad esserci” ricordando i risultati positivi raggiunti anche sui Livelli essenzali di assistenza (Lea), con il Lazio a 180 punti nella griglia.
I numeri sono migliorati ma la sanità nella provicnia di Latina e del Lazio è rimasta vittima dei tanti tagli e dei troppi sacrifici che la necessità di rientrare dal debito accumulato ha imposto.
Le criticità erano e restano evidenti.

E di soluzioni, concrete, all’orizzonte, neanche l’ombra.

Questo potrebbe portare il Ministero a spezzare le catene del commissariamento solo tra un paio di anni quando si dovrebbe chiudere anche il piano di rientro.
Magari in questo lasso di tempo la Regione riuscirà ad apportare quelle migliorie indispensabili affinchè la sanità possa iniziare a camminare sulle proprie gambe, cosa che oggi non sarebbe in grado di fare se non dopo un lungo periodo di convalescenza.