Asl

Una delle valutazioni più attese per la sanità italiana.

E’ quella che annualmente il Ministero della salute fornisce sui cosiddetti Lea, livelli essenziali di assistenza.

Si tratta di uno dei parametri fondamentali su cui si misura la tenuta e, la qualità e l’efficienza delle prestazioni sanitarie nelle singole regioni.

Ma anche di uno dei pilastri della complessa analisi su cui si dovrebbe determinare l’uscita del commissariamento della Regione Lazio.

I parametri presi in considerazione sono 33 distribuiti su 3 macro aree, ospedale, distretto e prevenzione.

Stando i primi dati, pubblicati oggi su Il Sole 24 ore, la regione guidata da Nicola Zingaretti continua a non brillare.

Nel 2018 le performance ottengono 10 punti in più rispetto al 2017 ma senza quel salto di qualità tante volte annunciato.

Il Lazio nella griglia si posiziona, infatti all’undicesimo posto, su 16 Regioni totali, escluse quelle a statuto speciale che non sono sottoposte a verifica degli adempimenti.

Con 190 punti il Lazio è sopra alla soglia minima dei 160 punti previsti e questo potrebbe giocare a suo favore, complice anche la compagine di Governo di cui fa parte, per lasciarsi alle spalle il famigerato commissariamento.

Il nodo però resta la realtà.

Nel Lazio e nella provincia di Latina il sovraffollamento continua ad essere l’elemento caratterizzante dei pronto soccorso in perenne agonia.

L’assistenza territoriale non decolla nonostante gli investimenti effettuati.

E le eccellenze che caratterizzano sotto il profilo diagnostico e professionali gli ospedali restano impantanate nel caos di una governance che a tutti i livelli stenta a fare la differenza.

Al di là dei criteri, ragionieristici, su cui la valutazione dei Lea si fonda è questo, infatti, il quadro in cui la gestione, ordinaria, della sanità nel Lazio dovrebbe cominciare a camminare con le proprie gambe.

Che ancora oggi, dopo dieci anni di cura dimagrante per posti letto e personale, non sembrano tanto forti per poter procedere su un percorso di sviluppo.