sabato 3 Dicembre 2022

San Felice, per Di Cosimo non c’è default: “In cassa 3 milioni, il crac è inventato”

di Redazione – A San Felice torna a riaccendersi la polemica legata al dissesto finanziario che la giunta guidata da Gianni Petrucci dichiarò nel dicembre 2012. Ora, dall’opposizione è Monia Di Cosimo a tornare a contestare il default con dati alla mano. “In cassa al 9 ottobre ci sono risorse per 3 milioni e 613 mila euro”, afferma la Consigliera. Inoltre, aggiunge, se il Comune riuscisse ad incassare la Tari potrebbe avere altri 3 milioni. “Questo testimonia – continua – come il frutto di tale risultato non sia stata la capacità di risparmiare dell’attuale maggioranza, ma il frutto di un crac finanziario inventato che è solo nell’immaginario dell’attuale compagine politica”. Questo è lo spunto per attaccare l’amministrazione: “Con più di tre milioni di euro in cassa non comprendo come si possa ancora attuare, secondo gli attuali amministratori, una politica di risanamento, non necessaria, con l’aumento indiscriminato di tasse e pressione fiscale al massimo per i cittadini e tagli ai servizi essenziali”.

A lei ha risposto l’assessore al Bilancio, Giuseppe Bianchi. L’esponente della giunta Petrucci ha spiegato i 3 milioni di cui parla Di Cosimo ci sono, ma fanno parte di una “cassa vincolata ricostituita”, soldi che servirebbero insomma a pagare i progetti già finanziati. Dunque hanno scopi ben precisi perché, come spiega Bianchi, il rischio è che in assenza dei dovuti pagamenti gli enti finanziatori possono arrivare a chiedere indietro il denaro. “Noi abbiamo ricostituito la cassa vincolata facendo partire i lavori per i progetti già finanziati, e ciò è stato possibile grazie alle strategie di contenimento della spesa e incremento delle entrate messa in atto dall’amministrazione Petrucci”, ha spiegato l’Assessore.

Per risanare il bilancio, il Comune è arrivato addirittura a chiedere indietro premi e indennità percepiti dai dipendenti dell’ente. Per un valore di mezzo milione di euro. Circa 70 dipendenti si sono visti richiedere cifre comprese tra i 180 e i 20 mila euro. Questo perché l’amministrazione attuale imputa il default ai predecessori anche per aver assunto più personale rispetto alle necessità. Ma i dipendenti presi in causa hanno già minacciato le vie legali per opporsi alla restituzione delle somme contestate.

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