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Non so cosa sia giusto e cosa sbagliato, ci capisco poco di torti o ragioni. Ma ho impressioni. In questi giorni Matteo Salvini fa il cattivo e dice “niente sbarchi in Italia”, i francesi insorgono contro gli italiani e li apostrofano: “cattivi”.

Personalmente se fossi in mare raccoglierei chi c’è, domandandomi solo poi se è giusto o no, non sapendolo neanche prima. Non per bontà, non per malvagità, ma per umanità che è riconoscere me nell’altro, e questo mi basta. Mi domanderei: se fossi lui, e lui sono. Insomma lo salverei per egoismo, per salvarmi.

Poi, poi c’è il salvato che non so se è buono o cattivo, come non so di me. Non so se sarà il mio assassino o il mio salvatore, non so neanche se mi avrebbe salvato a ruoli invertiti. Ma io l’ho fatto per me. Quando tutti siamo salvi, discuterei della vita con le regole che ho e che non sono nel pericolo di vivere. E allora i ragionamenti sarebbero altri, razionali.

Cammino sotto i portici della mia città, vedo ragazze bellissime, in salute, che ridono portando uno o due cani, spensierate, ragazzi, che sono uomini ma non lo sanno, che commentano la bellezza degli occhioni del cagnolino. Faccio due passi e passano due ragazze di colore, nessuna con il cane, una con il pancione, un’altra con un vivacissimo e bellissimo bambino. Sorridono anche loro, ma loro hanno domani, hanno la scommessa dei figli, noi la compagnia del cane. Loro sono povere, noi forse di più.

Amo i cani, quando morì il mio primo cane, si chiamava Lupo, un pastore tedesco che nel suo albero genealogici aveva Europa ed Asia messi insieme, mi voleva bene ed io a lui. Siamo stati insieme 15 anni, lui è invecchiato, io mi sono fatto grande. Lui era il mio cane, io il suo uomo. Lui mi rispettava umano per come io lo rispettavo cane, non era un bimbo, un gatto e facevamo pure a botte. Mi ha difeso dai cattivi, mi ha accompagnato a scoprire il mondo, perché era cane. Intorno a me, allora, tanti cugini, intorno a me tanti bambini, tanto vociare di vita.

Ora se fossi Salvini, ma non lo sono, non mi interrogherei sulla salvezza in mare, ma sulla speranza di domani dei nostri ragazzi e ragazze, nella speranza di voler restare per sempre nel futuro dei figli e non non esser soli nel presente dei cani.

Ho omesso di dirvi che il mio ultimo amico cane, si chiamava Bracco, l’ho sepolto poco tempo fa, lo trovai cucciolo abbandonato. L’ho dovuto tenere solo, ma lui mi ha sempre perdonato. Anzi, ma ha insegnato che l’amicizia non tiene rancore e ne aveva ragione. Ho pianto, mi sono sentito verme e mi è testimone il gatto. Ma non siamo nati per i cani, ma per gli umani.

Non guardo lo sbarco, ma guardo il vuoto che lo sbarco riempirà.