Claudio-Durigon-Francesco-Zicchieri
Claudio Durigon e Francesco Zicchieri

Una manovra che doveva essere snella e ragionare per priorità. salvando l’Italia dal tracollo economico in cui in qualche modo continua ad annegare.

Un documento di economia e finanza nato sulle speranze dei cittadini di aprire il 2019 all’insegna di un taglio delle tasse e di maggiori incentivi per la ripresa, sia occupazionale che economica, che è diventata come il tacchino di capodanno farcito con un po’ di tutto e difficile da gestire.

Irrigidito dai diktat di un’Europa che ha già detto di avere i riflettori puntati su ogni decisione che l’Italia assumerà nei prossimi mesi.

Infarcita di emendamenti la manovra mostra più buchi neri che certezze.

Le questioni più importanti, dall’implementazione della pianta organica delle questure in costante affanno per mancanza di persona, quella dei fondi per le aree di crisi o per far fronte agli interventi di prevenzione e gestione del fenomeno idrogeologico, sono nell’elenco.

Peccato che si tratti di progetti che restano nel campo delle ipotesi e non abbiano ad oggi né adeguata copertura economica né tantomeno una data di inizio e di fine.

Manca il pragmatismo a cui sia Salvini che Di Maio, avevano sbandierato ai quattro venti.

Della celebre Flat tax, su cui tantissimi cittadini affidavano la possibilità di mettere qualche centesimo da parte, neanche l’ombra.

Scorrendo le voci di questa manovra si notano che diminuiscono del 40% le accise.

Ma non quelle sulla benzina, quelle sulla birra artigianale.

Così come passa dal 10 al 5% l’Iva sul tartufo.

Provvedimenti che faranno sorridere un microcosmo di produttori ma che non produrranno alcun beneficio concreto per l’economia reale, quella con cui ogni giorno i cittadini devono fare i conti alla faccia di tartufi che non possono neanche permettersi.

La manovra apre lo scivolo, o scivolone, per centinaia di pensionamenti, soprattutto nel settore pubblico, ma per i concorsi qualche provvedimento non vedrà la luce prima della fine del 2019 e questo significa che gli uffici resteranno paralizzati e per tanti giovani e meno giovani la possibilità di accedere ad un posto di lavoro in questo settore resta, al momento, pura utopia.

Nessun provvedimento, come auspicato, per tagliare l’Irpef che avrebbe dato ossigeno alle imprese ed ai cittadini.

Una manovra rivoluzionaria l’hanno definita più volte, prima dell’approvazione soprattutto, i leader del governo giallo – verde che per la prima volta si è trovato a confrontarsi con il mondo reale, fatto di scelte e numeri, segnato da bilanci rigidi.

Un confronto che lascia sul tappeto tante ipoteche per un governo che dovrà spiegare, a tutti i livelli, decisioni mirate a caste ristrette e non a quel popolo che dovevano salvare da quelli che c’erano prima.

Il 2019 è iniziato e la manovra più interessante è quella che i rappresentanti del territorio pontino al Governo e in Parlamento, da Claudio Durigon a Francesco Zicchieri, passando per Raffaele Trano nella maggioranza e Claudio Fazzone, Giorgia Meloni e Paolo Barelli per l’opposizione, metteranno in atto per spiegare ai cittadini quanto non fatto per sostenere una ripresa non necessaria ma indispensabile.

Per farlo il populismo condito con una manciata di tartufo ed annaffiato da una buona birra artigianale non basterà.