martedì 31 Gennaio 2023

“Salviamo il carcere di Santo Stefano”, anche Legambiente favorevole al restauro

Il finanziamento sta per scadere e degli interventi di restauro previsti per il carcere di Santo Stefano non si vede nemmeno l’ombra.

Così quell’edificio circolare con 99 celle, somigliante più a un anfiteatro che a una prigione, rischia di finire nel dimenticatoio.

Lo stato di degrado del carcere

Una struttura affascinate, costruita da Ferdinando IV e in uso fino al 1965, dove vennero imprigionati lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l’unico che riuscì ad evadere.

Nel 2017 con una delibera del Cipe, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini proclamava un maxi investimento di 70 milioni di euro per il restyling.

Fondi chiusi tra le carte in un cassetto pieno di polvere.

“Si sono avvicendate negli ultimi anni varie proposte – ha detto Dino Zonfrillo, presidente Legambiente sud pontino – accompagnate da interpellanze parlamentari ma al momento nulla di concreto, ad eccezione della realizzazione di un ‘eli-piazzale’ dell’aeronautica militare. Il Comune di Ventotene si è sforzato, nonostante le esigue risorse, di consentire visite guidate e promuovere convegni. Ci uniamo dunque alla campagna di sensibilizzazione per risanare un bene, simbolo di storia del nostro Paese e dell’Europa”.

Già durante la tappa di Goletta Verde ad agosto, Legambiente aveva denunciato lo stato di degrado del carcere.

“Il Governo ha stanziato ingenti somme – ha rimarcato Zonfrillo – Se non verranno utilizzati entro il 2021, il rischio è che vengano accantonati per altri usi“.

Francesca De Meo
Laureata in Letteratura, scrittura, editoria all'Università degli Studi di Roma La Sapienza, ha fin da piccola coltivato il sogno di fare del giornalismo una professione seria e attenta alle dinamiche della società.

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