È saltato il consiglio comunale di Latina in programma questa mattina. L’appuntamento è domani con la seconda convocazione. In aula c’era solo la minoranza, di Latina Bene Comune solo Ernesto Coletta. Mancava quindi il numero legale. 

Niente di inaspettato, perché era già prevista la seconda convocazione. 

Però è la prima volta da quando Coletta è sindaco, che si opta per fare una prima e una seconda convocazione. È una prassi in molti comuni, ma fino ad ora questo espediente non era mai stato utilizzato da LBC.

Non un caso, visto che in seconda convocazione si abbassa il quorum per approvare le delibere. 

Non un caso che all’ordine del giorno ci sia la modifica del contratto di servizio di ABC. L’azienda speciale infatti è risultata divisiva per la maggioranza di Damiano Coletta, tanto da portarla a una crisi ricucita bene ma non benissimo.

Forse il rischio di non poter contare sui numeri solidi del passato ha portato il gruppo del sindaco a optare per la seconda convocazione di modo da arginare i danni e i rischi di possibili defezioni in aula. 

Un atteggiamento che non è piaciuto alla minoranza. 

“Non solo Coletta in questi anni è diventato progressivamente minoranza in una città che aveva illuso e sedotto con promesse mai realizzate, precipitandola invece nell’incuria e nel degrado, ma oggi il sindaco di Latina si ritrova appeso ad un filo anche in Consiglio Comunale dove non ha più i numeri per imporre come fatto finora le sue scelte scellerate e dannose”, così i consiglieri di opposizione della Lega Massimiliano Carnevale e Matteo Adinolfi, di Forza Italia Alessandro Calvi, Giovanna Miele e Giorgio Ialongo, quelli di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini, Matilde Celentano e Andrea Marchiella, oltre all’indipendente Matteo Coluzzi, 

“Con l’assenza della maggioranza questa mattina in consiglio Comunale – prosegue l’opposizione -, Lbc ha certificato tutta la sua crisi e ha calpestato in primo luogo gli interessi dei cittadini di Latina, offrendogli una pagina del suo nuovo libro molto più brutta e dannosa di quanto abbia mai fatto la vecchia politica. Ridurre l’assise cittadina ad una mera riunione di condominio con tutti i quei punti all’ordine del giorno presenti nella convocazione e data l’importanza degli argomenti che avrebbero dovuto essere trattati e discussi, rende bene l’idea di una parte della maggioranza e di un presidente del Consiglio Comunale che pensano di poter disporre in maniera autoritaria e autoreferenziale della cosa pubblica. L’urbanistica, il rapporto del Comune con la sua Azienda speciale, sono temi che meritano approfondimento e confronto e non possono essere ridotti ad un semplice appello per alzata di mano da parte di chi non ha nemmeno saputo confrontarsi all’interno del proprio movimento. Lbc è oramai un progetto fallito e di questo fallimento stanno pagando le conseguenze tutti i cittadini di Latina. Ci auguriamo che Coletta abbia un minimo di lucidità politica e, nell’interesse dei suoi concittadini, presenti le sue dimissioni senza ridurre il Consiglio comunale ad suk, dove contrattare, di volta in volta, l’appoggio di quei consiglieri di Lbc che oramai hanno aperto gli occhi sulla sua incapacità amministrativa e su quella di alcuni suoi assessori”.

Interviene anche il PD, con Enrico Forte e il segretario comunale Alessandro Cozzolino: “Questo episodio certifica senza dubbio una profonda crisi di maggioranza, la più grave dall’inizio di questa consiliatura: lo stratagemma di designare due vice capigruppo per Lbc  non è servito a sanare le fratture che hanno all’origine diversi temi dell’agenda del sindaco, ormai stridente con le reali emergenze di Latina. Il sindaco Coletta, innanzitutto, spieghi alla città (oltre che al consiglio comunale) cosa stia accadendo. La seduta di domani, con un numero legale ridotto, potrebbe vedere approvati importantissimi provvedimenti grazie ad un esiguo gruppo di maggioranza. Non pensiamo che la seconda convocazione, altro stratagemma inedito per LBC, possa nascondere il malcontento di scelte amministrative ondivaghe quando non del tutto avventate”.

“Si profila, all’orizzonte, il terzo fallimento di un’amministrazione comunale del capoluogo. Come democratici – concliudono – vorremmo ciò non accedesse, e che il sindaco la smettesse con una linea politica autoreferenziale e non condivisa”.