Francesco La Macchia, atleta, tecnico e figura di riferimento per il mondo della canoa nazionale, scomparso tre anni fa ha lasciato un vuoto in tutta la comunità sportiva e non solo.

Per questa ragione l’amministrazione comunale di Sabaudia ha deciso di organizzare una cerimonia per ricordarlo.

In osservanza alle misure anti-covid, la cerimonia si è svolta venerdì scorso alla presenza della famiglia, di una rappresentanza del Gruppo sportivo delle Fiamme Oro di Sabaudia e del Comandante Ispettore Capo Stefano Schivo. A far gli onori di casa il sindaco Giada Gervasi, il vicesindaco e assessore allo sport Alessio Sartori e il consigliere comunale Gennaro Riccardi.

L’occasione della cerimonia è stata data dal 60° anniversario della XVII edizione dei Giochi Olimpici, tenutasi a Roma nel 1960 e durante la quale Francesco La Macchia, in coppia con Aldo Dezi, conquistò il secondo posto nella finale C2 dei 1000 metri. Fu la prima storica medaglia olimpica per la canoa italiana, un risultato rimasto impresso nella memoria di tutti gli appassionati e custodito negli annali dello sport azzurro.

“ Con questa cerimonia celebriamo i meriti sportivi di Francesco, da atleta e da tecnico, ma ricordiamo soprattutto il suo impegno nella vita comunitaria, in particolar modo al fianco delle nuove generazioni, perché lui ha sin da subito riconosciuto il valore sociale dello sport e l’etica alla base dello stesso. Seppur in un momento particolare e delicato, che ha impedito una cerimonia aperta a tutti coloro che lo hanno conosciuto apprezzandone le infinite doti umane e professionali, era doveroso ricordarlo e ribadire la nostra riconoscenza per aver la sua attività sul territorio e per aver portato in alto, con i suoi successi sportivi, il nostro della nostra Sabaudia”, ha commentato il sindaco Gervasi, che ha consegnato una targa alla signora Anna, moglie di Francesco La Macchia, presente insieme al figlio Silvio e ai nipoti Ludovica e Andrea.

Ad anticipare la riconoscenza del sindaco Gervasi le parole dell’assessore Sartori e del Comandante Schivo delle Fiamme Oro, i quali hanno ripercorso le gesta dell’atleta rimarcando il grande impegno e la costante attenzione per tutta la comunità sportiva di Sabaudia. Il figlio Silvio, invece, ha tenuto a rimarcare l’impegno sociale del padre che ha da sempre intuito il grande valore dello sport per tutti i giovani di Sabaudia, quale mezzo di aggregazione, socializzazione e prevenzione delle devianze e dipendenze giovanili.

La Macchia ha saputo incarnare i veri valori dello sport, gli stessi che nella sua carriera ha sempre anteposto a qualsiasi altra cosa, in particolar modo di fronte ai giovani sportivi che è stato chiamato ad allenare. La sua professionalità e le sue indiscusse doti umane siano da esempio per tutti gli atleti, affinché possano vivere sempre lo sport con passione, determinazione e sincera abnegazione.