Danilo Toninelli

“Il ministero convochi anche i rappresentanti  di Rete ferroviaria italiana (Rfi) al tavolo tecnico sulla valutazione del collegamento Roma – Latina previsto dalla prossima settimana con Regione Lazio e Anas“.

Questa la richiesta dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Valentina Corrado e Gaia Pernarella, da sempre protagoniste di agguerrite polemiche e contestazioni nei confronti di un’opera considerata inutile e dannosa per l’ambiente.

A stuzzicare la reazione dei 5 Stelle era stato qualche ora prima l’esponente di Liberi ed Uguali che, commentando l’inaspettata disponibilità dimostrata dal ministro grillino Toninelli sull’opera, aveva chiesto cosa ne pensassero gli esponenti del movimento nel Lazio.

“Grazie al ministro Toninelli l’avvio delle opere per la messa in sicurezza della Pontina, avviate da Anas negli ultimi mesi, è una realtà che – spiegano i consiglieri regionali – inverte la tendenza dell’inerzia alla quale siamo stati abituati negli ultimi trent’anni”.

I lavori sulla strada colabrodo sono iniziati, l’asfalto è in corso di manutenzione.

Ma la Pontina, per dimensioni e caratteristiche è ormai una strada inadeguata al traffico che ogni giorno la contraddistingue.

Peccato che Pernarella e Corrado proprio su questo punto tentano di riportare “alla ragione” il ministro.

“Tuttavia è necessario, come indica da anni l’Europa, tenere conto dell’efficienza e dell’efficacia del trasporto su ferro, e a tal proposito valutare in maniera complessiva e lungimirante progetti che insistono sullo stesso territorio, come quello dell’interporto ferroviario di Pomezia Santa Palomba, che solleverebbe – spiegano – la Pontina da buona parte del suo traffico pesante, nonchè tenere conto delle quotidiane esigenze di mobilità e sicurezza dei pendolari che solo una metro leggera tra le due province può esaudire”.

Insomma, sistemiamo la Pontina ma, per chi legge tra le righe, evitiamo la Roma – Latina, valutando altre ipotesi.

“Arrivare a una definizione della mobilità futura del territorio laziale è fondamentale, particolarmente in questa parte di regione che da trent’anni soffre – concludono – di immobilismo decisionale. Per questo accogliamo con favore la convocazione di un tavolo tecnico che siamo certe terrà conto di queste esigenze del territorio”.

La parola ora torna al ministero e a quel tavolo istituzionale chiamato, entro trenta giorni, a decidere del futuro dell’opera.

Toninelli opterà per l’apertura dei cantieri?

O preferirà considerare l’opzione B fornita dalle colleghe di partito nel Lazio?

Tra un mese l’ardua sentenza.