SR 148 Pontina

Una crisi che dal 2008 ad oggi ha messo in ginocchio il sistema economico del Lazio e dell’Italia.

600mila posti di lavoro a livello nazionale.

50mila nel Lazio, di cui 30 mila a Roma senza considerare l’indotto.

Questi alcuni degli elementi che hanno portato oggi, in piazza a Roma, la grande manifestazione unitaria organizzata dal comparto edile di Cgil, Cisl e Uil.

“La piattaforma che portiamo a piazza del Popolo- spiegano i segretari generali della FenealUil del Lazio, Agostino Calcagno, della Filca Cisl del Lazio, Fabio Turco, e della Fillea Cgil del Lazio, Mario Guerci – e’ molto articolata e chiede al Governo il rilancio del settore delle costruzioni, sbloccando le opere ferme, finanziando le altre, investmenti sulle manutenzioni delle infrastrutture già esistenti e di fare un passo indietro riguardo i fondi dell’Inail per i progetti di prevenzione e di formazione, perchè quello che chiediamo è si il lavoro, ma il ‘Il lavoro sicuro'”.

Nel Lazio serve un piano straordinario che consenta di uscire dallo stato di degrado in cui ci troviamo.

“L’immobilismo la fa da padrone, manca completamente una visione del futuro e questo comporta un’emorragia di posti di lavoro che – continuano i sindacati – ha portato da dieci anni a questa parte al dimezzamento del numero dei lavoratori del settore”.

Obiettivo: creare un asse Comune-Regione-Governo che individui i nodi più importanti e le relative soluzioni e tenga conto dell’apporto di proposta delle forze sociali.

Il Lazio è tra le regioni italiane con il numero più consistente di opere bloccate.

“Le opere ferme, bloccate o rallentate devono essere sbloccate. La messa in sicurezza delle scuole deve essere una priorità assoluta. Il completamento della via Tiburtina, l’abbattimento di una parte della Tangenziale Est a Roma, l’apertura dei parcheggi della metro B1 a piazza Annibaliano e a Conca d’oro inaugurate nel 2012, i lavori al parcheggio Lungotevere Arnaldo da Brescia, fermo ormai da 12 anni, la Roma – Latina, il completamento della Orte-Civitavecchia, il completamento della A12, l’adeguamento della Monti Lepini, la Cisterna Valmontone, solo per citare alcune tra le opere da completare, per rendere la nostra Regione più competitiva e moderna”.

Per fare questo servono finanziamenti e che tutti remino nella stessa direzione.

“Bisogna rimettere in moto la macchina con investimenti continui. Per questo- concludono- chiediamo un tavolo di crisi del settore da istituire a Palazzo Chigi, un nuovo piano di investimenti per avviare le opere, il completamento delle opere incompiute, sistemi di riqualificazione delle imprese, il rafforzamento del Durc con la congruità, la qualificazione delle stazioni appaltanti, il contrasto al dumping contrattuale, visto il sempre più alto utilizzo di contratti diversi da quello edile”.