Una volta il problema nella Capitale era il traffico, adesso invece sembra essere proprio quello dei rifiuti. La sindaca Raggi è al centro dei fuochi, è proprio il caso di dirlo. Da una parte i roghi negli impianti di via Salaria e Rocca Cencia e nei depositi dei cassonetti di Tor de Cenci e nell’isola ecologica di Acilia. Dall’altra – poco prima dell’estate – di nuovo la spada di Damocle di un’altra (l’ennesima), minaccia di emergenza rifiuti nelle strade.

A partire da fine aprile, come spiega il Corriere della Sera, i due impianti Tmb di Malagrotta saranno chiusi per tre mesi, per la realizzazione di lavori di manutenzione straordinaria. Tradotto significa 1250 tonnellate di immondizia al giorno che rischiano di restare nelle strade di Roma.

Virginia Raggi ha detto al Fatto Quotidiano di essere “sotto attacco”, da parte delle organizzazioni criminali che hanno sempre lucrato sullo smaltimento dei rifiuti e che ora il M5s starebbe combattendo aumentando la differenziata.

Sembra poi che dietro, o accanto, allo stop tecnico degli impianti di Malagrotta si stia consumando anche una battaglia a colpi di licenziamenti ed esposti. Otto persone facenti parte della catena di comando dei siti di trattamento sarebbe stata licenziata (dopo un periodo senza stipendio), dall’amministratore giudiziario che cura gli interessi dei Tmb dopo le indagini su Manlio Cerroni. La tesi degli avvocati dei dipendenti fatti fuori è che sarebbero stati perseguiti gli interessi di Cerroni. La tesi è stata valutata al fine anche dal gip del tribunale di Roma, Costantino De Robbio (che per un periodo è stato anche giudice al tribunale di Latina), che l’ha definita “inammissibile”.

Se a questo aggiungiamo il mancato adeguamento degli impianti dopo la chiusura della discarica di Malagrotta nel 2013, la situazione non è certo rosea. Sarà evidentemente un’estate maleodorante.