Claudio Fazzone
Claudio Fazzone

Non hanno lasciato alcuno indifferente le linee guida emanate dall’Inail e dall’Istituto superiore della sanità.

Si tratta di misure, indicative, che definiscono cosa si può fare e cosa no nell’ottica di contenere al massimo la diffusione del Covid 19 soprattutto ora che il lockdown è terminato e si sta procedendo alla riapertura progressiva di quasi tutte le attività.

Linee guida che se applicate nel dettaglio rischierebbero di vanificare, in termini economici ed occupazionale, qualsiasi sforzo mirato alla ripresa come sottolineato da associazioni datoriali ed imprese.

“Mi auguro che il Governo in sede di conferenza Stato-Regioni entri nel merito delle linee guida realizzate dall’Inail, che ritengo debbano essere calibrate, fatte proprie dalla Regioni e modificate in base alle specificità dei diversi territori”.

Questo il commento del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Lazio, Claudio Fazzone, che ha messo nero su bianco tale richiesta e l’ha inviata al premier Conte e al ministro Boccia. 

“E’ necessario – spiega Fazzone – rivedere parametri troppo restrittivi per dare risposte e una speranza concreta a migliaia di operatori che potrebbero decidere di chiudere le loro attività con conseguenze drammatiche per tutto il Paese. Sul fronte degli stabilimenti balneari, quindi, occorre distinguere le varie realtà a partire dal profilo morfologico. Le coste del Meridione per esempio non sono tutte uguali, ma presentano peculiarità differenti fra le diverse zone delle regioni del sud. In vari contesti del Mezzogiorno d’Italia a differenza di altre realtà della penisola permane il problema cronico dell’erosione della costa”.

Nello specifico il riferimento corre alla previsione di mantenere tra gli ombrelloni un distanziamento di 5 metri cosa che in alcune zone ridurrebbe in modo esponenziale la capacità degli stabilimenti.

“Allo stesso modo i ristoranti non possono essere catalogati in un’unica fattispecie. Quattro metri quadrati a disposizione di ogni avventore, tradotto in concreto significa che un locale di 60 metri (che non è certo piccolissimo) potrà ospitare al massimo 15 clienti alla volta. Ma a pagare maggiormente dazio rischiano di essere locali più piccoli collocati in tanti centri storici del nostro Paese. Un ristorante di 25 metri quadri potrà ospitare non più di 5-6 persone. Ugualmente gli stessi centri estetici e per parrucchieri dovrebbero avere trattamenti particolari e specifici, sulla base di parametri diversi a seconda dei contesti regionali e locali”.

Questi esercizi non possono alzare le saracinesche, sapendo di poter lavorare al 20-30% delle loro potenzialità.

“Il tutto – conclude Fazzone – ma avendo spese (in primis concessioni, affitti, tasse, bollette) al 100%. Non è possibile veder fallire un numero impressionante di attività commerciali e nell’arco di poco tempo. Dunque occorre lasciare alle singole Regioni la possibilità di adeguare contenuto e indicazioni di queste linee guida ai diversi territori e alle specifiche attività”.