Store Owner woman in medical mask closed restaurant for quarantine

Uno dei passaggi più contestati. Di quelli che hanno portato, ancora e di nuovo gli imprenditori sul piede di guerra. Il tutto in un momento particolarmente complesso sotto ogni punto di vista da quello sanitario a quello economico, da quello occupazionale a quello sociale.

Si tratta del passaggio secondo cui il contagio da Covid 19 è considerato infortunio sul lavoro. L’Inail ha spiegato che questo non significa  che in automatico esista una responsabilità penale dell’imprenditore.

Ma non cancella neanche il fatto che è sull’imprenditore che rischiano di ricadere le responsabilità civili e penali di ogni lavoratore che abbia contratto il coronavirus.

Chi fa impresa non può vivere sotto lo spettro delle incertezze soprattutto in una fase storica ch ne è già segnata in modo indelebile.

“A destare preoccupazione – spiega il senatore di Forza italia, Claudio Fazzone – è l’effetto dell’articolo del Cura Italia dove si prevede che l’Inail consideri come infortunio sul lavoro il lavoratore contagiato dal Covid 19. E’ evidente che così com’è scritto il rischio è che ad essere responsabile per i danni causati dal coronavirus sia la singola impresa o attività commerciale e artigianale. Quando un infortunio è grave o mortale scatta la responsabilità penale per il datore di lavoro e per l’azienda. Si tratta di una norma vergognosa che va immediatamente cambiata. Non posso consentire che vengano commesse nefandezze nei confronti degli imprenditori del nostro Paese, già alle prese con tante problematiche legate alla ripartenza delle attività”.

Un pasticciaccio brutto nato dal combinato disposto tra un decreto, il Cura Italia appunto, e una circolare, quella dell’Inail del 3 aprile, che deve essere a tutti i costi dipanato.

“Sono consapevole del fatto che la tutela della salute debba essere sempre messa al primo posto ma non possiamo condannare per decreto le imprese a pagare anche l’imprevedibile. Questa norma la considero un vero e proprio affronto nei confronti dei datori di lavoro. Mi chiedo, come si fa a stabilire se il lavoratore sia stato contagiato sul luogo di lavoro e non fuori? Come può un imprenditore assumersi le responsabilità conseguenti, soprattutto quando le imprese rispettano gli standard previsti per il contenimento dell’epidemia?”.

Quello che si contesta è il fatto che dopo il blockdown, sulle imprese si allunga lo spettro di un ulteriore problema che potrebbe avere effetti negativi sia sul piano della responsabilità personale dell’imprenditore sia sul piano economico più generale.

“Ogni imprenditore è consapevole che prima di ogni altra cosa c’è la tutela delle vite umane: e un imprenditore degno di questo nome fa di tutto affinché i luoghi di lavoro siano sicuri, ma occorre anche riconoscere il fatto che sarà impossibile constatare l’esatto luogo e momento in cui verrà contratta la malattia. Il rischio concreto è che a pagare i contenziosi derivanti dal dettato imperfetto della norma siano le imprese, anche se avranno rispettato tutti i dettami per proteggere i lavoratori. Per queste ragioni – conclude Fazzone – depositerò un apposito emendamento e sosterrò tutti quelli presentati anche da altre forze politiche che andranno a rimuovere questa norma vergognosa e profondamente ingiusta”.