lunedì 6 Febbraio 2023

Riflessioni su righe di Pasolini intorno al padre

“…E se mi accade di amare il mondo non è che per violento e ingenuo amore sensuale così come, confuso adolescente, un tempo l’odiai, se in esso mi feriva il male borghese di me borghese: e ora, scisso- con te – il mondo, oggetto non appare di rancore e quasi di mistico disprezzo, la parte che ne ha il potere? Eppure senza il tuo rigore, sussisto perché non scelgo. Vivo nel non volere del tramontato dopoguerra: amando il mondo che odio – nella sua miseria sprezzante e perso – per un oscuro scandalo della coscienza…”
Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci

Mi mandano queste righe per lo stato sospeso che vivo, che forse tutti vivono, nel cammino discendente del vivere. Quella fase in cui l’educazione ha davanti il muro dell’esperienza, le storia dovrebbero avere il conforto della speranza. Sospeso come volo a vela. Il motore che da giovane ti faceva negare il padre per diventare uomo, rifiutare l’educazione per esser grande e ti ritrovi a cercare il padre a sentire il peso della tua storia educata e di ciascuna parola dell’educante.
Ecco finisci per negare quell’omicidio che hai perseguito, di pentirti di quella assenza che pesa. Padre rigoroso, morale e non moralista, rigoroso nella parte degli ultimi che era, tu borghese che scimmiotti i ricchi per una ricchezza che resta lo schifo per la tua educazione. La forma che è come schiaffo e la sostanza che è giustizia.
Solo ti trovi in questa lotta tra te educato e il te che voleva emanciparsi da quella zavorra che ora sa di lavanda, di sapone di Marsiglia. Sul finire torni ad essere quel rigore. Pasolini aveva dentro quelle squallide periferie impersonali la sua contadina terra madre. Già la madre che ha il sapore grasso di terra di piano.
Solo? Si, se ti fermi a ragionare senza alcun interlocutore se non la tua coscienza scopri che come germe alla secca, con quella pioggia copiosa del cercare germoglia quell’educazione che stava li in attesa dell’appuntamento con te.
Le ceneri sono disperse ma restano intere dentro.
Uccidi il padre per tornarci dentro tutta la sua ingenuità di occhi blu, dentro la sua forza che vedi infinita da bambino.
Tempo di padri uccisi, tempo di viaggi come pellegrinaggi al padre.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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