La gestione dei rifiuti nel Lazio è in alto mare.

Il piano vigente, risalente all’era Polverini, è obsoleto e non più rispondente alle effettive esigenze dei territori.

Le Province, quella di Latina in primis, hanno fornito da anni tutti gli elementi utili tra cui la stima dell’effettivo fabbisogno necessaria  alla redazione e all’aggiornamento del nuovo piano.

Eppure dal 2013 ad oggi nulla si era mosso fino ad oggi almeno.

Nelle ultime ore, infatti, il presidente della regione Lazio, Zingaretti, ha annunciato che il nuovo piano sarà pronto entro fine gennaio.

Qualcuno si domanda di quale anno ma la speranza è sempre l’ultima a morire e quello del 2019 sembra essere il più probabile.

Considerate le difficoltà segnate da strade coperte dai rifiuti, impianti, come quello del Tmb Salario, andati letteralmente in fumo e l’emergenza di Roma in costante e affannosa ricerca di nuovi “porti” a cui destinare la propria immondizia, il nuovo piano dei rifiuti potrebbe dare una concreta boccata di ossigeno ai territori e ai sindaci.

Si tratta di un atto, infatti, la cui redazione e aggiornamento Zingaretti ha scelto di affidare ad un Ente esterno, che non contiene solo la fotografia dell’esistente ma è un vero e proprio piano regolatore del sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti che in modo chiaro ed esaustivo, recependo le effettive richieste e rispondendo alle reali esigenze dei territori, dovrebbe evitare l’emergenza e dettare le regole su cosa sia possibile o meno fare in questo settore, in termini di localizzazione degli impianti o gestione delle discariche.

Dopo anni però sembra che la nuova era Zingaretti possa essere quella buona.

Certo la presentazione del piano e la sua approvazione da parte della giunta regionale non saranno che il primo passo di un iter che, considerata la fragile maggioranza e la frastagliata opposizione che contraddistingue il consiglio regionale, ha tutti i presupposti per essere farraginoso e complesso.

Il piano, o meglio la sua proposta, infatti, dovranno essere sottoposti all’analisi delle commissioni competenti in materia, agli emendamenti che saranno proposti dai consiglieri, per poi approdare in aula e riprendere la discussione formale prima di vedere realmente la luce e produrre effetti sui territori.

Se “i nostri eroi” ce la faranno non è dato saperlo.

Per fortuna il 31 gennaio, almeno quello del 2019, è vicino.