domenica 21 Luglio 2024
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Rifiuti di Roma alla Rida di Aprilia, i politici pontini dicono no

di Alfonso Vannaroni – Politici pontini in allarme. E alleati trasversalmente. Con il rischio che la sindrome Nimby faccia capolino. La causa: i rifiuti indifferenziati della Capitale. O meglio una parte di essi, circa 300 tonnellate al giorno che potrebbero essere smaltiti ad Aprila nell’impianto della Rida Ambiente di proprietà dell’imprenditore Fabio Altissimi. Al momento è solo una possibilità, perché la municipalizzata Ama sta verificando tutti gli impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb) del Lazio per vedere se esiste disponibilità ad accogliere una parte dei rifiuti romani. “Solo a valle di tale ricognizione – ha fatto sapere Ama – vaglieremo le eventuali proposte e offerte pervenute e considereremo le procedure amministrative da attivare per avvalersi della capacità aggiuntiva di trattamento”. Si stanno poi studiando anche accordi per trasferire parte dei rifiuti in altre regioni. L’obiettivo è comunque garantire alla città il trattamento della spazzatura anche nel caso in cui le strutture utilizzate siano costrette a fermarsi per guasti o manutenzioni. Un modo, insomma, per evitare altre emergenze come quella che una decina di giorni fa ha riempito di pattume le strade di Roma.

Eventualità o certezza, i politici pontini non ne vogliono sapere di ospitare i rifiuti romani e anche il Partito democratico – maggioranza sia in Regione Lazio che a Roma in Campioglio – si schiera contro questa eventualità. “Il trasferimento di una così elevata mole di rifiuti, oltre 100mila tonnellate l’anno, dalla provincia di Roma a quella di Latina rappresenterebbe l’ennesima servitù a cui sottoporre il nostro territorio – dicono il vicesegretario provinciale Vincenzo Giovannini e il consigliere regionale Enrico Forte -. Riguardo il ciclo dei rifiuti, ogni provincia deve essere autonoma. Siamo contrari al termovalorizzatore, come già ribadito dalla Regione Lazio, perchè allo stato attuale non ce n’è bisogno, e siamo altrettanto contrari al fatto che si possano portare i rifiuti da smaltire in province diverse da quella in cui sono stati prodotti: il ciclo dei rifiuti va chiuso internamente a ciascun territorio, senza trasferimenti da altri Comuni che ancora una volta penalizzano l’area pontina. Seguendo la linea già esplicitata dalla Regione ogni Ato deve essere autosufficiente: siamo sempre più convinti che la raccolta differenziata vada spinta al massimo per ridurre la quantità dei rifiuti, e ci batteremo per la difesa della nostra comunità”.

Da parte sua Fabrizio Cirilli, assessore all’ambiente del Comune di Latina, vuole sapere dove finiranno gli scarti della eventuale lavorazione, mentre Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale nonché capogruppo de La Destra, ammonisce: “Se i rifiuti li lavora chi ha smantellato il sistema Cerroni, è davvero miope chi pensa a mettersi di traverso, quasi a rimpiangere il bel tempo andato. Tanto più se si tratta di un’azienda che opera a zero impatto ambientale”.

Ma intanto l’acronimo inglese Not in my back yard (non nel mio giardino), a Latina sembra farsi strada.

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