Oggi a Formia hanno ricordato Michele Forte, una cerimonia tenuta nella sala Ribaud ed aveva come filo conduttore “la passione, la politica, l’amore per la sua terra, il legame con la sua gente”. E non era una cosa dovuta. Una volta, era senatore della Repubblica membro della commissioni lavori pubblici entro in aula a lavori iniziati. L’oratore parlava di pedemontana, Michele è partito come fa un razzo quando ha per destinazione la luna: “e basta, ad un certo momento la questione fa, noi non ci muoviamo più, siamo sequestrati in casa, tra Gaeta e Formia non si cammina. Bisogna fare”. Aveva le corde del collo gonfie la passione nel cuore e credeva a quello che diceva. Il collega vicino di posto gli tirava la giacca con insistenza, ma Michele non si fermava neanche quando prendeva fiato con ‘intercalare, ad un certo momento la questione fa”. Dopo buoni 10 minuti il collega riusci ad inserirsi nella furia di Michele: “stiamo parlando della pedemontana di Bergamo”.
Michele Forte era amore per la sua terra, era vero, vero veramente anche quando si arrabbiava, mi chiamava per i pezzi che non gli piacevano, teneva il muso, io gli tenevo testa e tutto finiva sempre con “ma vienimi a trovare a Formia, ci mangiamo una pizza”. Era generoso, pragmatico, democristiano del fare non i mezzi preti tutte virtù pubbliche e… di altri pezzi di quel movimento. Era curioso e innovativo e con la politica era politicante, eroe assoluto nel massimizzare le rendite di posizione, tra An e Forza Italia che erano tutto, lui da niente riusciva a “governare”.
Lo accusarono nel periodo, consentitemelo barbaro, di tangentopoli e blandirono prove fumanti, come pistole, della sua mancata virtù. Un giorno mi chiamo: “vieni sotto la Provincia”. Era già lì e mi disse, quasi piangeva: “ti ricordi i soldi che mi avevano trovato nel conto corrente?”. “Sì”. “Lidano, non era il mio conto corrente era di un altro Michele Forte, era una omonimia”. Gli veniva da piangere, un uomo che era “il potere”, ma diventò non “ragione della politica”, ma “uomo che fa politica”. Non andavamo certo d’accordo, la democrazia cristiana e la sua politica sono le cose più lontane da me, ma debbo riconoscere la sua passione la sua forza. Poi vennero politici nuovi, questi tutta morale manifesta, invidia evidente e nulla, lui li ascoltava e quando ero lì per il mio lavoro mi guardava a dirmi: ma come abbiamo potuto far uscire questa gente.
Era di Maranola, che è una Formia di montagna, era che aveva un contraltare quel Sandro Bartolomeo con cui dividevano la guida della città, ci potevi rimettere l’orologio. Complesso il secondo e razionale, passionale e d’assalto il primo nei libri di storia di Formia si discuterà molto del fatto che la città, in fondo, tra i due non scelse mai veramente in quella alternanza che non finiva mai.
Chiudo, Michele Forte è stato la Provincia di Latina, lui l’ha esaltata la posta al centro della politica, ne ha fatto strumento di governo.
Io e lui, non andavamo d’accordo, e mica ce lo nascondevamo, ma con lui ho vissuto pagine bellissime della mia professione, ci siamo rispettati.
Ora ringrazio il figlio Aldo della occasione di questo ricordo e chiudo con una frase bellissima che disse all’indirizzo di uno dei politici nuovi verbosi e vuoti (era il consiglio provinciale e lui lo presiedeva): “oh, ad un certo momento la questione fa, sono due ore che parli, io non ci ho capito niente, ad un certo momento la questione fa, ma me sa che tu non dici niente”.
Ciao Michele, ad un certo momento la questione fa.