Il leader della Lega, Matteo Salvini, pronto a guidare la doppia marcia su Roma e sulla regione Lazio.

Lo spartiacque sono, ovviamente, le elezioni europee del 26 maggio.

“Il prossimo obiettivo è mandare un governatore normale nella Regione Lazio visto che Zingaretti è impegnato a fare altro, nel miracolo di resuscitare il Partito democratico”.

Con queste parole il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini è intervenuto, a gamba tesa, in un comizio elettorale a Tivoli ribadendo che c’è bisogno di “un governatore normale che si occupi di casa, lavoro, scuole e strade”.

Ma Salvini non sembra aver fatto, ancora, i conti con Fratelli d’Italia.

La Lega alle ultime elezioni in Sicilia non ha fatto un risultato eclatante tanto da non arrivare neanche al ballottaggio schiacciato dalla strana, ma non troppo, alleanza tra Forza Italia e Pd.

Se a questo si aggiunge la crescita e il fatto che nella regione Lazio Fratelli d’Italia ha la sua roccaforte pensare di fare l’asso piglia tutto potrebbe rivelarsi un errore fatale.

Che tutti guardino, fatta eccezione per il Pd ovviamente, al dopo europee come il time line per andare ad elezioni anticipate a livello nazionale e regionale è cosa nota.

Ma che si tratti di un partita tutta in salita, in molti, fanno finta di non saperlo.

Spodestare Zingaretti dalla sua poltrona nel Lazio è una missione quasi impossibile.

La sua maggioranza è risicata, è vero, ma il fatto che nessuno abbia intenzione di staccare la spina è ancora più evidente.

Inoltre la Lega da sola non può andare da nessuna parte e non scendere a confronto con possibili alleati del centrodestra potrebbe riportare in auge le strane alleanze che si sono viste in Sicilia.

Solo una scelta autonoma di Zingaretti potrebbe portare ad elezioni anticipate e, ad oggi, tale ipotesi non è sul tavolo.

Intanto a gettare acqua sul fuoco del conquistatore Salvini è il segretario regionale del Pd del Lazio.

“E’ stato il parlamentare europeo più assente e lavativo nella storia dell’Unione. Da finto ministro dell’Interno ha lasciato ai dirigenti del Viminale una sua gigantografia – spiega Bruno Astorre – perchè non è mai al Viminale, ma troppo impegnato in slogan e social o a occupare posti di potere prima dei 5 Stelle. Fare il barzellettiere è un mestiere serio e dire ad altri, come ad esempio Zingaretti, che sono troppo impegnati e distratti fa tristezza”.