Che il Reddito di cittadinanza si presentasse con tutte le carte in regola per essere un flop annunciato lo avevano notato tutti.

Fatta eccezione, ovviamente, per i suoi “inventori” a partite dal Movimento 5 Stelle che grazie a questo rivoluzionario sussidio hanno praticamente mantenuto in vita il consenso in declino, annunciato anche quello, per qualche mese.

Un sussidio che che doveva rappresentare il ponte, anche temporale, per cosentire alle persone disoccupate, inoccupate e in difficoltà economica di “sopravvivere” almeno sino al reinserimento lavorativo che, entri un paio di anni massimo avrebbe dovuto verificarsi.

I soldi sono stati erogati tante persone lo hanno ricevuto e lo ricevono ancora e di posti di lavoro ne saranno spuntati al massimo un migliaio.

Navigator senza barca da guidare e rimasti appesi al miraggio, anche loro, di un posto di lavoro mai arrivato.

Un cortocircuito politico, organizzativo e sociale che potrebbe avere finalmente fine. A mettere in discussione la mira è stato un folgorato premier Conte che si è accorto che sui contratti di lavoro siamo ben lontani dall’obiettivo.

Riorganizzare, riqualificare, formare e reinserire sarebbero le parole d’ordine per la riforma da attuare e che potrebbe far storcere il naso a chi in quasi due anni e comodamente dal divano di casa o arrotondando con lavoretti a nero ha guadagnato facendo leva sull’antico motto “minimo sforzo per massimo risultato”.

L’obiettivo principale è quello di colmare il gap esistente a partire dall’incrocio dei dati che possa dare la misura immediata e concreta sull’effettivo status dei percettori, sul rapporto domanda e offerta di lavoro, nonchè su chi abbia ricevuto e rifiutato le tre proposte di lavoro e pertanto non abbia più diritto a ricevere il sussidio.

Che sia la volta buona? Stando le barricate alzate già dal Movimento 5 Stelle non è così scontato.

Unico dato rilevante il fatto che i Comuni hanno cominciato ad attivare i cosiddetti patti per il lavoro facendo rimboccare le maniche per lavori socialmente utili ai beneficiari.

Una cosa è certa il reddito di cittadinanza così come lo abbiamo conosciuto ha le ore contate per non perdere l’accesso al Recovery Fund.