C’è differenza tra il pubblico che va a teatro, almeno qui a Latina dove al Teatro Moderno ci si può abbonare scegliendo il giorno preferito per la rappresentazione: venerdì sera, sabato pomeriggio, sabato sera, domenica pomeriggio.

Il pubblico del venerdì sera è un pubblico casual, è il pubblico che lavora cinque giorni a settimana in attesa dell’evento grandioso, quelle circa 60 ore di fila, e forse anche qualcosa in più, da passare tra casa e qualche svago.

Il sabato sera può essere un’incognita, la domenica c’è l’interferenza dello sport.

Il venerdì si arriva stanchi, la tentazione del plaid è forte, ma uno spettacolo non troppo lungo, comunque brillante è una soluzione accettabile. Si rimane in città, per i più audaci c’è anche il dopo teatro, o l’aperitivo rinforzato (sì, d’accordo l’apericena. Che orrore.
La Treccani si arrende e lo riporta. C’è rimasto solo word a segnarlo in rosso).

L’età media è intorno ai cinquanta, molte coppie, diversi spaiati, in prevalenza donne comunque quasi mai da sole.

Abbigliamento informale, cioè non si passa a casa per il cambio d’abito. Per farla breve: Pubblico del venerdì sera: casual.

Coppie e spaiati, prevalenza femminile. Età media 55 anni.

Pubblico del sabato sera: elegante.

Più coppie che spaiati, ma la prevalenza è sempre femminile. Età media 60 anni.

Pubblico della domenica pomeriggio: torna in auge il visone. L’età media è un po’ più alta. Però ci sono anche tante coppie giovani che hanno portato i figli a fare una qualsiasi attività e ora si godono un paio di ore in santa pace.

Pubblico del sabato pomeriggio: è il più recente, la novità di quest’anno. Eterogeneo, tutti quelli che non hanno trovato posto negli altri spettacoli. E i più giovani (sempre tra i 40 e i 50) che non rinunciano alla cena con gli amici.

Pubblico del Teatro D’Annunzio: in balia di whatsapp, che puntualmente ricorda che lo spettacolo di questa sera è annullato a causa del protrarsi dei lavori. Ci scusiamo grazie.

E lo spettacolo? Quello in scena oggi e domani? “Casalinghi Disperati”?

Divertente, con temi se vogliamo anche scontati, ma che in questa messa in scena lasciano un certo retrogusto di originalità.

Ci si lascia andare anche a qualche scena pecoreccia senza diventare volgari. Un contesto tutto al maschile dove non viene utilizzata neanche una parolaccia, forse l’unica potrebbe essere …che dietro una gatta morta si nasconde una zoccola viva… ma la zoccola in questione è presentata come una massima ed è impossibile che dia fastidio.

Uno spettacolo perfetto per il pubblico del venerdì. Che ha riso molto, che ha ringraziato con calore Nicola Pistoia, Gianni Ferreri, Max Pisu e Danilo Brugia.

Pensandoci qualche scena potrebbe sollevare un brusio di disapprovazione in qualche fila più tradizionale, di sabato sera e domenica pomeriggio.

Ma solo un brusio perché tutto il resto è vita nella quale rispecchiarsi, tra i fagiolini a quattro euro e mezzo al chilo e peperoni carbonizzati nel forno, padri per caso e felici, padri consapevoli rimasti con in tasca qualche spiccio, padri presi dal fitness e buttati fuori di casa per un messaggio whatsapp inopportuno finito sotto occhi sbagliati e passato direttamente all’avvocato.

Se in sala qualcuno ride un po’ di meno è facile capire perché.