lunedì 17 Giugno 2024
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Quando Zingaretti vedeva in Aprilia il luogo ideale per i rifiuti di Roma

Verba volant, scripta manent. Un adagio latino che ormai è entrato nel gergo comune anche di chi quella lingua l’ha completamente dimenticata e che appare calzante per spiegare quanto sia volubile la politica locale in tema di rifiuti.

Negli ultimi mesi più volte la giunta apriliana di Antonio Terra ha sottolineato una vicinanza con gli uomini di Zingaretti in Regione. Un’unione di intenti tramutatasi anche in un esplicito sostegno elettorale nel corso dell’ultima tornata elettorale ma che dura da anni e che ha portato anche alla sanatoria per i 52 nuclei abitati di zona La Cogna ad Aprilia (gli atti furono firmati all’epoca dal sindaco Antonio Terra e dall’assessore regionale Michele Civita, oggi indagato dalla procura di Roma per il progetto del nuovo stadio di Tor di Valle): una variante molto delicata che ha fatto si che decine di famiglia iniziassero a vivere, stabilmente e legalmente, sopra un’immensa discarica abusiva ancor oggi da bonificare.

Peccato che questo idillio sembra essere traballante su un argomento cardine, quello dello smaltimento e trattamento dei rifiuti. Lo scorso mese di maggio il sindaco Terra e l’assessore all’ambiente Lombardi saltarono su tutte le furie per l’arrivo ad Aprilia di una mole esigua di rifiuti romani. Un arrivo in sordina, che non è stato avvertito dalla popolazione, che è consistito in pochi camion al giorno: molti meno di quelli che sono arrivati l’anno precedente sempre da Roma per intendersi.

Ebbene, nonostante la contrarietà del sindaco, è dal 2017 che Nicola Zingaretti vede in Aprilia un naturale sbocco per i rifiuti romani (limitati nell’arrivo a causa della mancata indicazione, da parte della Regione, di una o più discariche dove lo stabilimento di Fabio Altissimi potesse sversare gli scarti di lavorazione).

In un’ordinanza del 4 giugno 2017 successiva all’incendio del Tmb di Viterbo Zingaretti infatti scrisse: “Gli impianti Saf e Rida presentano piccole quantità residue ma, al fine di lasciare parte di tale disponibilità al servizio della città di Roma Capitale, considerato che lo scarso margine tra trattato e prodotto e l’approssimarsi della stagione estiva, determina, di norma, una maggiore produzione di rifiuti che potrebbe provocare temporanee insufficienze, è necessario nell’eventualità avere impianti immediatamente disponibili, e pertanto, diventa indispensabile, per far fronte alla situazione attuale avvalersi anche di impianti per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati fuori dal territorio regionale”.

Parafrasando: non si può utilizzare Rida Ambiente per sopperire alle mancanze di Viterbo, non in toto almeno, perché Rida (e Saf a Frosinone) servono a Roma Capitale. Nero su bianco, chiaro. Un’ordinanza che potrebbe essere replicata ora che Roma pare vicinissima a una nuova emergenza e la Regione Lazio (con una determina ancora da chiarire) pare finalmente aver indicato a Rida Ambiente due discariche dove conferire i propri scarti di lavorazione. Con buona pace di chi si è detto, sicut verba, contrario.

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