sabato 26 Novembre 2022

Quando Sabino Vona “salvo” Mussolini al Vittorio Veneto

“Te tenco da fa vede na cosa, Lì”. ” (trad. Lidano ti debbo far vedere una cosa)

Sabì, sempre co schi quadri”. (trad: Sabino, tu sempre a parlare d’arte)

“No no, so trovato Mussolini”. (trad. “Guarda che ho trovato Mussolini)

“Ma addò” (trad. Ma dove?)

“alla scola”. (trad. alla mia scuola il Vittorio Veneto)

“ohi i abbelamelo no, ma u riccaccia i Duce, ma su matto…”. (trad. seppelliamolo, ma lo vuoi far risorgere sei matto?)

“Ma che, è n’affresco grusso”. (trad. “ma no, è un affresco grande, bellissimo)

Durante i lavori di sistemazione dell’aula magna del Vittorio Venero a Latina era emerso un bellissimo affresco a tutta parete, tra le altre figure c’era (e c’è) quella del capo del fascismo.

Sabino Vona, oggi è il decimo anniversario della scomparsa, era professore di geografia in quella scuola (e all’epoca della scoperta vicepreside), era segretario del Pci, era sindaco di Roccagorga e grande amante della pittura e… della verità della Storia con tutte le sue contraddizioni. Così libero da proporre e mettere in tavola quelle ferite della storia che fanno male, che si nascondono per farsi puri all’impurezza certa.

“Lidano dobbiamo raccontare questa storia, facciamo un programma in tv?”. Allora tenevamo una rubrica su Tele Etere che, settimanalmente, parlava di arte.

“Sabì, ma mi vuoi fa parlare dei fascisti? Basta che vadano in malora”.

“Sì, chiamiamo Guercio (allora assessore alla cultura) e fate finta di litigà, così raccontiamo la storia di questi affreschi”.

“Ma non mi piacciono”

“E dillo, io e Guercio diciamo diverso”

“Guarda che dico che è meglio dacci una mano di bianco”

“Fa così, così lo salviamo e lo raccontiamo che i ragazzi dimenticano, lo facciamo diventare vivo, lo facciamo parlare”

Sapeva che esasperavo le cose per sottolineare le cose, che mi piacevano le storie, anche quelle brutte, anche quelle diverse da me. Che i dipinti erano stati, per me e per lui, le prime letture lungo le pareti delle Chiese ad insegnarci la pietà, la sofferenza, l’amore e la salvezza. Per noi i quadri sono romanzi, epica, sono viatico a capire.

Sabino era comunista senza se e senza ma, voleva dire a tutti che aveva scoperto un pezzo di storia di Latina, e che c’era Mussolini era una cosa che era e non si poteva negare. Per vincere nel corso della storia, e in politica, non devi negare quel che è stato, ma capire quanto di quello che è stato hai dentro, ti riguarda, è questa la lezione di Sabino.

Gli affreschi sono lì, non ci va quasi nessuno a vederli, né chi di Mussolini fa finta di tifare, né chi lo continua ad odiare e in mezzo l’inutile indifferenza.

Ho voluto raccontarvi una storia, poi fate voi.

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

CORRELATI

spot_img
spot_img