Province e la riforma ideologica da rinnegare

Domani si voterà per il Presidente della Provincia di Latina, elezione di secondo grado capace di scaldare i cuori solo al ceto politico. Ieri per un impegno istituzionale sono stato nella sede della provincia di Latina, ridotta ad un deserto, priva di funzioni, risorse e personale, eppure non è stato sempre così, c’è stato un tempo in cui in quei corridoi si parlava, discuteva, dibatteva.

Sono un rinnegato, ammetterlo è necessario è corretto. Lo sono in diversi campi perché “solo gli stupidi non cambiano mai idea”, ma in particolare lo sono per aver aderito qualche anno fa al “movimento per l’abolizione delle province”.

Una scelta in buona fede, almeno la mia, senza pensare alla portata “ideologica” di quella proposta nata sulla scia della pubblicazione de “la Casta” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Il “duo” d’assalto nel saggio, che ben presto sarebbe diventato il manifesto del populismo italiano, la Bibbia dei Vaffa alla politica, individuava nelle province la prima metastasi da estirpare per salvare il malandato sistema Italia. Le province erano enti inutili, spreconi, tenuti in piedi per garantire “poltrone”.

C’erano i “costi della politica”, una classe di consiglieri vampiri che con la loro ingordigia contribuiva a far schizzare in alto il debito pubblico. Bastava cancellarle e quel debito sarebbe stato recuperato, quei fannulloni dei politici sarebbero stati costretti a lavorare per guadagnarsi la pagnotta come i comuni cittadini ed infine i servizi sarebbero stati erogati con maggiore tempestività ed efficienza.

Sono passati alcuni anni ed i risultati sono stati l’opposto di quelli previsti da Stella e Rizzo. Zero risparmi, enti bloccati, personale redistribuito o sottoutilizzato, servizi di pessima qualità erogati da enti privi del background necessario.

Si poteva riformare le province per renderle più efficienti, ma la proposta adottata su pressione della stampa mainstream prostrata al saggio anticasta è stata la peggiore ed anche la più dannosa.

Ma l’obiettivo ideologico propugnato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo è stato l’obiettivo raggiunto, si è capito che non era l’abolizione delle province, ma la delegittimazione per “volontà popolare” delle forze politiche tradizionali.

Con la la riduzione dei consiglieri non sono stati ridotti i costi ma la rappresentanza democratica.

La battaglia sulle province è stata la prima battaglia ideologica contro il sistema dei partiti tradizionali, iniziata dal “giornale della borghesia” italiana conclusa da movimenti e partiti populisti, una sconfitta bruciante per la politica che non l’ha contrastata ma ha provato a cavalcarla per uscirne con le ossa rotte. Un errore grave che anche io ho commesso. 
 

Giorgio De Marchis
Giorgio De Marchis
Nato nel 1968 a Latina. Laureato in Scienze Politiche è il Direttore del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci. Consigliere comunale nel comune di Latina dal 1997 al 2015, è esperto in amministrazione e innovazione nelle Amministrazioni Pubbliche. Cura un blog personale e la rubrica #quartarepubblica su latinaquotidiano.it. Libere opinioni espresse su politica, storia, informazione, costume e società.

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