E’ diventato quasi scontato il sovraffollamento del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

Quella che dovrebbe essere una situazione legata all’eccezionalità è ormai entrata nelle maglie dell’offerta sanitaria pontina come una triste quotidianità.

Sala d’attesa stracolma, pazienti in attesa per ore, posti letto insufficienti, malati appoggiati nei corridoi e nel primo spazio disponibile.

Una rete territoriale che nonostante tanti annunci, da parte del direttore generale della Asl di latina e del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, non tiene.

Ieri al Goretti le presenze hanno toccato quota 120. Oggi alle 11:30 siamo a 107 persone al pronto soccorso, e i numeri sono destinati a salire, tra esasperazione e disagi che si ripercuotono sia sugli utenti che sul personale che era e resta sottodimensionato.

I problemi sono noti e cronici tanto quanto l’assenza di soluzioni.

Gennaio di norma rappresenta uno dei mesi peggiori, in termini accesi, complice il picco influenzale che sta costringendo a letto milioni di italiani.

Ma a questo si aggiunge una struttura inadeguata in termini di spazi e personale.

Basti pensare che solo in chirurgia il personale operativo è costretto a turni massacranti perchè delle 19 unità previste ne sono operative solo la metà.

In provincia di Latina si continuano a tagliare nastri, non ultimo quella della Casa della salute di Aprilia, in realtà esistente solo a metà, ma non si agisce per porre rimedio a quella che probabilmente sarà una costante rappresentativa dell’incapacità di programmare e agire in un settore fondamentale per la vita dei cittadini.

Intanto i lavori di ampliamento del pronto soccorso sono ripresi ma le sale operatorie in funzione sono solo due su cinque e i margini di tempestività ridotti.

Il disinteresse, l’inerzia, della politica e della classe dirigente della sanità ha ridotto un’eccellenza all’ombra di se stessa.

A nulla serve gettare fumo negli occhi dei pazienti con inaugurazioni inutili che allungano solo la distanza tra la vita reale e l’inutile autoincensamento.