Latina
Latina

Progetto Latina è un lavoro che Latinaquotidiano.it si è assunto con merito, ma queste domande e queste risposte avrebbero dovuto cercarle i partiti, gli intellettuali, i pensatori pensanti. Ma fa comodo la quotidiana non ricerca impervia della idea di domani. Cercare le parole in questo abuso di parole che è il vivere civile pontino è ancora più difficile, è fagocitante. Progetto Latina ha il merito di non essersi fatto “mangiare” dai luoghi comuni, dalla banalità degli imperativi “contemporanei” di governabilità ed economicità, ma di cercare il profondo di una comunità che, come rileva la ricerca, ha, nel paese più vecchio (demograficamente) del continente più vecchio del mondo, il 40% di residenti sotto i 40 anni.

Ma qui, qui ci fermiamo perché gli opinion leader, tranne quelli anagraficamente giovani, i giovani li citano ma poi “pensano” coetaneo alla loro antichità. Non mettono in circuito le novità, le potenzialità, di immaginare domani ma ripropongono la nostalgia di “ieri era meglio”. Tutti i tempi presenti sono “malati”, i vecchi hanno sempre nostalgia della loro gioventù non vedendo la forza di quella presente. Le parole ci sono: giovani e cambiamento. C’è una canzone di un cantautore cileno Julio Numhauser scritta dentro gli anni bui della dittatura cilena che recita: “Cambia lo superficial, cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo” e che io cambi non è strano. E’ speranza, e oggi la dittatura lì non c’è più, ma dentro quella tragedia il domani di allora che è oggi non si vedeva. La ricerca fa emergere una comunità che parla di cambiamento ma non lo immagina, che ha paura, che non introduce mondi, tempi, dolori e felicità nuove. Dice giovani ma pensa al 60% di vecchi, dice cambiamento ma pensa a conservare quel che è. Esiste, oggi a Latina, una emergenza della rappresentanza, il 35% della popolazione pontina è governata da prefetti, questo significa che si governa l’ordinario e non si immagina lo “straordinario” che è domani, fosse anche lo straordinario sbagliato, ma tutti plaudono ai risparmi conseguiti tagliando il “fastidio” della libertà, della democrazia, dimentichi che anche la canzone di Numhauser ha la sua bellezza (la versione più famosa è quella di Carmen Sosa) nell’idea che si cambiava per la libertà e che mutare è inevitabile, ma se lo fai senza sapere per cosa può essere stupido. Alla presentazione di una giovane start up pontina, i responsabili del progetto hanno “confessato” che hanno trovato qui ragazzi laureati in ingegneria a Latina che nulla hanno da invidiare, anzi, agli sviluppatori delle migliori università del mondo. Ma? Ma nessuno dice che i ragazzi, non i giovani declamati, ma quelli veri in carne ossa e studi, sono già in un altro mondo, un mondo meglio di quello che era e che è. Un esempio forse spiega: a Piazza del Popolo da sempre non c’è stata anima viva, una piazza fatta per le adunate, pensata senza uomini se non come masse ascoltanti, oggi è viva perché i ragazzi passano di lì per andare alla “città dei pub”, hanno fatto il miracolo di “prendersi una piazza” nata per non esser presa. Tutto cambia, che cambi io non è strano, ma se non si leggono i tempi nuovi con il loro linguaggio è criminale. Progetto Latina prova a uscire dalla banalità, ma certo non facile perché il banale rassicura, questa analisi, invece, spinge a lavorare.

Per approfondire le varie tematiche della ricerca #ProgettoLatina, l’appuntamento è lunedì 14 dicembre alle 10.30 presso l’aula magna della Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Latina.