Pino Simeone
Pino Simeone

Anche il consigliere regionale di Forza Italia, Pino Simeone, ha voluto dare il suo contributo a Progetto Latina, una riflessione che porta il politico ad introdurre un’altra parola, oltre a quelle già individuate nella ricerca: identità.

“L’idea di leggere questa fase della politica di Latina cercando le parole che questa usa per presentarsi ai cittadini ha due indicatori di novità. Il primo sta nell’idea di fermarsi a ragionare su quanto raccontiamo. Il secondo nella scelta di inserire le parole nel contesto di una comunicazione politica che spesso, troppo spesso, diventa autoreferenziata.

La ricerca di LatinaQuotidiano e dell’Università La Sapienza mi ha stimolato ad introdurre io stesso una parola ulteriore che è quella di identità. In questi anni la nostra comunità, grazie ad una cosa che hanno troppo frettolosamente archiviato, la Provincia, si è sentita un organismo in grado di proporsi al contesto nazionale in modo originale. Grazie alla Provincia, siamo riusciti ad emanciparci dall’idea di città artificiali prodotte da volontà esterne e a sottrarci dal tentativo di trasformarci in area residuale da parte di grandi realtà la cui forza di attrazione è stata, ed è comunque, enorme. Mi riferisco, nello specifico, a Roma e Napoli. In questo ragionamento è importante aver avuto l’opportunità di pensare a che cosa siamo. Perché è questa la condizione fondamentale per immaginare cosa saremo. Ed è questo il presupposto indispensabile per decidere dove vogliamo arrivare. Il collante della Provincia, a seguito di scelte scellerate, si è affievolito. Ed oggi rischiamo di ripiombare nel ruolo di subalternità da cui ci stavamo emancipando con orgoglio.

Direte, ma cosa ha a che fare l’identità con i percorsi politici di questo tempo? Semplice, questa fase politica, con la crisi della rappresentanza e della democrazia delegata, può trovare nuova linfa solo nella riscoperta delle radici. Non a caso in Spagna le elezioni catalane hanno riaperto una questione accantonata per secoli, ma anche nella centralissima Francia, per la prima volta gli indipendentisti corsi si propongono alla guida dell’isola. Naturalmente non ci interessano le derive secessioniste ma ci incuriosiscono le domande identitarie che sono l’unica chiave possibile per affrontare processi difficili di globalizzazione. Processi che, se non recepiti, da forze politiche e da un pensiero politico capace di sintesi generale, rischiano di riprodurre modelli medievali. Identità significa avere coscienza di sé in un dialogo aperto con gli altri. La provincia di Latina e Latina città devono far emergere quei filoni profondi da cui è nata, ed ha preso forza, puntando alla costruzione di una città non “fondata” ma vissuta. Ecco, identità significa trovare i motivi per cui viviamo questa realtà e l’abbiamo costruita. Il contributo, per esempio, in questa palestra sociologica che è stata la città di Latina, è arrivato sia dalle popolazioni che dal nord qui sono state innestate, sia dal suo naturale entroterra con l’area collinare dei Monti Lepini fino ad arrivare alla forza di quelli che una volta si chiamavano le professioni liberali provenienti dal sud pontino. Questi legami profondi, sottaciuti e rimossi, sono il cuore che ha trasformato Latina e la sua provincia nella guida alla modernizzazione di un pezzo importante del Lazio.

Credo che da queste considerazioni dovremmo partire. Da qui dovremmo iniziare per definire il nuovo statuto del Comune di Latina. Uno statuto capace di evidenziare una società complessa ed articolata, e quindi con più opportunità, di quella che una facile iconografia, legata non al moderatismo ma a rivendicazioni di una destra eccessivamente ideologica, hanno determinato. Identità in questo caso non è un elemento che porta all’isolamento ma un percorso di opportunità per tutti. Da qui, e solo da qui, possiamo presentarci in maniera nuova alle sfide di uno sviluppo che non è solo desiderato ma è l’imperativo per non trasformarci tutti in una Spinaceto dell’area romana o in un residuo dell’area metropolitana di Napoli. In questo percorso dobbiamo ripensare i nostri punti di forza economici. L’agricoltura pontina, ad esempio, è una sintesi felice di accettazione della tradizione a cui si sommano tecnologia ed intelligenza che hanno prodotto lo sviluppo della grande piattaforma logistica del Mof (Mercato ortofrutticolo di Fondi).Ma anche un paniere di prodotti che fanno del nostro territorio la realtà agricola più forte del Lazio in assoluto e tra le prime dieci in Italia, in termini relativi, con leadership assolute come la produzione del kiwi e l’ortofrutta. Dobbiamo incentivare questa innovazione, puntando ad esempio, ad investimenti significativi nell’Istituto Agrario di Borgo Piave a cui oggi, scelte che rischiano di rivelarsi scellerate, stanno cancellando la peculiarità. Cosa c’entra l’alberghiero con l’agricoltura è tutto da dimostrare. A fronte di una tradizione alberghiera che ha un suo senso forte nell’area del sud pontino, nell’area nord della provincia deve essere specializzato il ruolo della formazione professionale dell’agricoltura. Invece, troppo spesso, anziché diversificare si è pensato solo ad accorpare, a mischiare senza dare sbocchi adeguati alle caratteristiche, specifiche ed uniche, che questo territorio esprime.

Identità è anche scegliere la meta a cui giungere e costruire il percorso migliore per raggiungerla. E penso allora alle strade. Al fatto che sia fondamentale, e non più rimandabile, avere modo di incrementare i vantaggi competitivi del nostro sistema con infrastrutture finalmente adeguate al ruolo che la nostra comunità, grazie alle piccole e medie imprese che esprime in termini di eccellenza, ha assunto nell’ambito del sistema economico nazionale. Latina non deve essere più l’area residuale di Roma, ma avere un proprio ruolo magari mettendo a regime sinergie possibili con l’intero sud del Lazio. E per farlo è necessario realizzare il Corridoio intermodale Roma – Latina, la Bretella Cisterna Valmontone, la pedemontana di Formia per fare alcuni esempi. La realizzazione della Roma – Latina, nel particolare, è il simbolo della incapacità della politica di prendere una posizione netta. Ripeto sempre che un progetto che non abbia una data di inizio ed una di fine non esiste. E la Roma – Latina proprio a causa dei continui ripensamenti, della paura di alcuna politica di mettersi contro questa o quella parte, non è mai entrata in cantiere. E stiamo parlando di un’opera che potrebbe creare occupazione, dare alle imprese non solo della provincia di Latina ma di tutto il Lazio un collegamento veloce con il resto d’Italia e con l’Europa. Abbiamo rischiato di perdere i finanziamenti a causa dei ritardi accumulati. Oggi, finalmente e dopo una lunga battaglia che abbiamo portato avanti anche in consiglio regionale per fare chiarezza sui troppi ostacoli che si erano accumulati, le procedure vanno avanti e i cantieri sono più vicini. Quella per le infrastrutture è una battaglia per lo sviluppo che non possiamo e non dobbiamo perdere. Perché identità si traduce in capacità di portare a termine quelle opere che i cittadini hanno scelto, che chiedono da oltre trenta anni, e che ingiustamente gli sono state negate. Oggi sviluppo significa conoscere da dove veniamo, comprendere cosa siamo, e scegliere dove vogliamo arrivare. La fase del timore, la paura di cambiare hanno sino ad oggi svuotato lo sviluppo di scelte e significato. L’identità di questo territorio è una radice su cui possiamo far germogliare un futuro di sviluppo. Il come lo possiamo decidere a patto che il coraggio per agire lo mettiamo oggi.