Massimo Allulli Progetto Latina
Massimo Allulli interviene durante il convegno "Progetto Latina"

Massimo Allulli, Docente di Sociologia della Politica Urbana, Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze  Economiche e Sociali, interviene al convegno di presentazione di Progetto Latina, la ricerca realizzata da LatinaQuotidiano.it in collaborazione con la Facoltà di Economia de La Sapienza di Latina.

Progetto Latina ha il merito di contribuire a rispondere al fabbisogno di pianificazione strategica che sempre più si avverte sui territori. La pianificazione strategica è definita come “un’azione politico-tecnica volontaria rivolta alla costruzione di una coalizione intorno ad alcune linee strategiche condivise” (definizione di Luigi Mazza) che ha il merito di individuare e risolvere questioni controverse” anziché “fissare regole (…), limiti o divieti” (secondo il sociologo Paolo Perulli). Progetto Latina si configura, quindi, come un vero e proprio “piano strategico dal basso”, strumento di attivazione di energie sociali e di analisi del territorio. Tra i molti spunti, e le parole chiave che la metodologia usata ha portato ad emergere, tre sono di particolare interesse.

La prima parola è “sinergia”. Progetto Latina parla di un territorio difficilmente riducibile ai confini istituzionali esistenti (Comune o Provincia). È ormai ampiamente riconosciuto come i fenomeni sociali, economici, demografici travalichino i confini dei governi locali. La recente riforma di Province e Città Metropolitane ha provato ad affrontare questo problema, ridisegnando il governo del territorio e promuovendo la cooperazione tra comuni. Al di là degli assetti normativi, però, dal testo emerge un fabbisogno di sinergia tra attori pubblici (il Comune di Latina e gli altri comuni dell’area vasta), attori dell’economia e cittadinanza attiva. Per attivare queste sinergie sono necessari strumenti di governance e cooperazione intercomunale. Il “Piano Strategico Territoriale per lo Sviluppo Socio-Economico della provincia di Latina” può rappresentare una risposta a questo fabbisogno, se si caratterizza come processo inclusivo in grado di attivare nuove relazioni di governance.

La seconda parola è “innovazione”. Il lessico delle politiche pubbliche e del governo locale si trova da alcuni anni a questa parte a fare i conti con nuovi concetti e nuove parole chiave: smart city, social innovation, sharing economy, civic hacking, crowdfunding. Si tratta di un vasto insieme di valori e pratiche che per semplicità e senza alcuna velleità scientifica, è possibile definire come “innovazione”. Il significato che qui si attribuisce a questo termine è ripreso dall’OCSE (2011) che parla di risposte a “nuovi bisogni non soddisfatti dal mercato” e di creazione di “nuovi, più soddisfacenti modi di integrazione dell’offerta esistente tramite il coinvolgimento delle persone nella produzione”. Dalla lettura di Progetto Latina emerge il quadro di un territorio che ha le potenzialità non ancora del tutto espresse per farsi trovare preparato di fronte alla sfida dell’economia della condivisione. Nuovi modi di lavorare (coworking, fablab), di fare impresa (incubatori di start-up), di fare finanza (crowdfunding, social impact bond) potranno contribuire allo sviluppo dell’economia locale se gli attori del territorio costruiranno un ecosistema favorevole.

La terza e ultima parola è “Europa”. Come è scritto nel Progetto, “il futuro passa per i fondi europei”. Come noto, il ciclo 2014-2020 della Politica di Coesione dell’Unione Europea prevede che il 5% delle risorse del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale sia destinato a progetti integrati per le aree urbane. Ad essi si aggiungono i fondi diretti relativi ai programmi Urbact, Horizon, Life (per citare i più rilevanti). È cruciale che il territorio disponga delle competenze e delle reti (anche in termini di internazionalizzazione) per non restare escluso dalle opportunità offerte dall’Unione Europea.