lunedì 5 Dicembre 2022

Primo maggio: Festa del lavoro (precario)

di Laura Barbuscia* – “Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo […] ”. Cominciava così l’articolo intitolato “Pel primo maggio”, pubblicato su la rivista La Rivendicazione, nel 1890. Un omaggio ai lavoratori in sciopero che persero la vita nella rivolta di Haymarket, a Chicago, nel 1886, per chiedere la riduzione della giornata lavorativa ad otto ore.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu, infatti, la parola d’ordine delle rivendicazioni che portarono alla Costituzione della Seconda Internazionale, (congresso dei lavoratori svoltosi a Parigi nel 1889), e che decretò il Primo Maggio “Festa del lavoro”. Il lavoro, oggi, è precario. E di precariato si muore. Perché il lavoro è pane; il pane è vita. Se si toglie il lavoro, si toglie la vita. Di precariato sono morti giovani leve del futuro, appartenenti alla generazione Erasmus e dei Millenials perché senza lavoro, e: “Non ce la faccio più. Devo farla finita”.

Non è l’urlo di chi si ferma al primo ostacolo, di chi capricciosamente non vede riconosciuta la propria “specialità”.  È l’urlo di chi è rimasto solo, in una società che quando parla di riforme e leggi sul lavoro pensa a come tutelare i vitalizi, le poltrone, il malaffare. La realtà dei giovani d’oggi è quella del nichilismo di cui parlava Nietzsche. Fatta di “no” e di deprimenti “le faremo sapere”. Una sorta di limbo. Dove chi trova lavoro, lo ottiene in forma precaria e mal pagata. Dove il nulla fa la sua comparsa a ogni angolo. Dove di precariato si muore. Come si muore di rabbia.

Quella stessa rabbia che ha provato chi ha deciso di abbandonarsi al suicidio denunciando una situazione deprimente e frustrante. Priva di possibilità, di diritti, di una vita libera e dignitosa. Che non ha perso la partita perché non ha nemmeno potuto giocarla. “Lentamente muore chi è infelice sul lavoro […]”, scrisse P. Neruda. Lentamente muore chi è precario. Perché di precariato si muore.

*Laura Barbuscia è corsista della seconda edizione del Workshop di Giornalismo Digitale organizzato da Net n Progress e LatinaQuotidiano.it

CORRELATI

spot_img
spot_img