L’espressione “terra dei fuochi” utilizzata dal comitato Mazzocchio per descrivere il territorio di Pontinia, non è piaciuta al sindaco del Comune in questione, Carlo Medici, che in una intervista ad un quotidiano locale dice essere “senza fondamento”. Ma il comitato insiste: gli sversamenti sospetti sono reali e chiede di nuovo la chiusura di Sep.

“Il sindaco sul caso Sep e in più in generale sull’inquinamento a Pontinia – dicono dal comitato – contraddice se stesso”.  “In realtà – continuano – noi abbiamo solo evidenziato come nelle ultime settimane sui terreni agricoli della zona sia stato sversato del materiale contenente plastiche e altri scarti non identificati peraltro maleodorante. Materiale che è stato gettato e poi mischiato con il terreno. Non avendo avuto risposte sulla natura del materiale abbiamo detto, e non crediamo di poter essere smentiti, che ci fosse il rischio che Mazzocchio si stesse trasformando in una nuova terra dei fuochi”.

Il sindaco è accusato anche di essere indeciso sul caso Sep . “È lo stesso primo cittadino che avrebbe indicato la società come la causante dei miasmi e anche come la proprietaria del materiale sversato sui campi. Ammette candidamente che i miasmi siano dovuti “esclusivamente al compost non maturo sparso sui terreni”.

“A questo punto ci viene da chiederci perché, se ne è convinto, dopo la diffida del 30 agosto non emetta un’ordinanza di chiusura dello stabilimento che evidentemente non produce compost e non emette un prodotto conforme alla legge. Il sindaco saprà infatti meglio di noi che un compost non maturo equivale a un rifiuto. Si tratta di un materiale chimicamente non adeguato per essere allargato sui terreni. I rifiuti organici infatti contengono di tutto, dai metalli ferrosi, ai resti plastici, ai fanghi dei depuratori. Peraltro anche il compost maturo andrebbe controllato per verificare i livelli dei metalli contenuti che nella realtà (ma non sarebbe colpa di Sep perché funziona così il processo di compostaggio) non riescono ad essere smaltiti ma al massimo vengono diluiti. Quello che ci preoccupa ancor di più è che sulla questione si stanno producendo tanti documenti ma nulla si sta risolvendo. Se si scoprisse che quello sversato è un materiale inquinante, di chi sarà la responsabilità? Non vorremmo che questa venisse rimpallata tra enti pronti ad appellarsi proprio ai tanti pezzi di carta che a oggi non hanno risolto un bel nulla. L’Arpa Latina e Lazio hanno eseguito controlli ed emesso note. I dirigenti della Provincia si sono espressi più volte scaricando la responsabilità sulla Regione. Anche in Regione si sono prodotti dei documenti per fari risultare che è tutto in regola. Il sindaco ha emesso una diffida. Nel frattempo nulla è cambiato”

“Ci teniamo – concludono i cittadini – a rispondere anche alla proprietà Sep che a mezzo stampa ha annunciato di aver presentato un esposto ai carabinieri contro le denunce piovute contro lo stabilimento negli ultimi mesi. Non abbiamo mai avuto paura, figuriamoci di una denuncia; andremo avanti ma non contro Sep né contro i suoi amministratori. Noi non vogliamo che Sep chiuda, non abbiamo interesse. Vogliamo che lavori, ma secondo la legge. Che non puzzi per decine di chilometri e produca un compost conforme alla normativa. Tutto quello che abbiamo denunciato lo abbiamo dimostrato con foto, video e anche testimonianze messe nero su bianco.

Un’ultima richiesta anche ai politici: capiamo che ci avviciniamo alla campagna elettorale per le regionali ma basta fare passerelle. Le audizioni non servono a nulla, servono fatti, soprattutto da parte di chi milita nella maggioranza di governo regionale, ossia il Pd. Lo stesso partito che ha avallato, nel giugno scorso, un aumento in deroga dei conferimenti in Sep nel giro di 72 ore”.