La gestione delle scuole in questa fase di pandemia da Coronavirus è uno dei punti deboli, uno dei tanti, forse troppi, del sistema.

Classi poste in quarantena, casi sospetti che mandano in tilt intere strutture, chiusure per sanificazioni e chi ne ha più ne metta.

Il tutto ingenerando un caos a dir poco ingestibile che pesa sulle famiglie non solo in termini di tensione e paura, per la propria incolumità e quella dei propri cari, ma anche di gestione del quotidiano.

A Pontinia la situazione, illustrata da alcuni genitori esasperati, è arrivata al limite tra quarantene, ritorno alla normalità, ripensamenti, nuovi isolamenti.

Tutto inizia il 28 ottobre. Un’insegnante risulta positiva, la macchina si mette in moto, si comunica che gli alunni che hanno avuto contatti con lei devono restare in quarantena sino al 7 novembre.

Perfetto, i genitori si attrezzano ma il 4 novembre una classe viene fatta rientrare. La ragione? Ci sarebbe stato un errore e quindi i bambini tornano a scuola.

I genitori tirano un sospiro di sollievo, la frequenza va avanti regolarmente per due giorni ma domenica 8 novembre l’ennesima doccia fredda.

Nuova comunicazione, nuova quarantena e nuovo giro di tamponi che per fortuna danno esito negativo ma l’isolamento resta.

Dopo quattro giorni, è il 12 novembre, altra comunicazione, stavolta a tutti coloro che hanno preso, sulla linea 4, lo scuolabus il 6 novembre: un’operatrice è risultata positiva.

E’ il caos come dimostra il fatto che vengono chiamati tutti, anche i bambini di una scuola che quel giorno era chiusaper sanificazione.

“L’impressione è che non ci stanno capendo nulla. Non sarebbe stato il caso di chiuderlee queste scuole a Pontinia?” domandano alcuni genitori.

Un vortice che sta aggiungendo emergenza all’emergenza quando controllo e sicurezza dei protocolli dovrebbe essere una ancora di tranquillità almeno sul piano gestionale.