venerdì 7 Ottobre 2022

Pontinia: 2018 anno difficile, ma il Riesame ridimensiona l’inchiesta Telonai

Il 2018 è stato un anno difficile per il Comune di Pontinia colpito dall’inchiesta Telonai. L’operazione della Guardia di Finanza di Latina aveva portato a 6 arresti e, sebbene è stata ridimensionata dal tribunale del Riesame, è stata un piccolo terremoto per la cittadina che ha coinvolto anche il sindaco Carlo Medici, presidente della Provincia di Latina.

L’ordinanza cautelare è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Latina Giuseppe Cario, su richiesta dei sostituti procuratori Luigia Spinelli e Giuseppe Bontempo. Le intercettazioni ambientali e telefoniche avevano permesso di scoprire quello che la guardia di finanza aveva definito “un collaudato sistema corruttivo”, messo in piedi da pubblici funzionari, professionisti pontini e imprenditori romani. Il tutto ai danni del Comune di Pontinia.

Gli indagati secondo le accuse avrebbero pilotato la gara per il servizio di riscossione tributi del Comune guidato da Carlo Medici con l’intento di favorire l’aggiudicazione a due società in cambio di favori.

Lo scambio avrebbe previsto l’assunzione della figlia dell’assessore comunale Luigi Subiaco (famoso anche per gli insulti lanciati sui social all’ex presidente della Camera, Laura Boldrini), presso una delle società interessate e l’affidamento a uno dei professionisti coinvolti, dell’incarico di consulente per la gestione del contenzioso legale, derivante dalla riscossione dei tributi.

Gli indagati sono in tutto 12. Ai domiciliari erano finiti oltre a Subiaco anche Raffaele Scirè e Gianfranco Castellano, professionisti di Latina, Maurizio Filiberti, Giorgio Sottile di Roma e Marco Marchetti, dipendente della stessa società di Filiberti.

La polemica, subito dopo l’operazione, fu che gli arresti sono scattati senza che l’appalto sia stato poi aggiudicato. Il giudice però ci ha tenuto a specificare che il legislatore anticipa la soglia di punibilità al momento in cui viene raggiunto l’accordo dell’illecito.

L’ordinanza però è stata annullata dal Riesame che non ha riscontrato elementi sufficienti per dimostrare il patto corruttivo e ha specificato che non sarebbero stati effettivi condizionamenti tali da alterare la gara d’appalto. Per questo il 12 ottobre ha disposto la scarcerazione per tutti gli indagati ristretti ai domiciliari. Nelle motivazioni della sentenza i giudici del tribunale della Libertà Maria Viscito, Filippo Steidl e Laura Previti hanno spiegato come in relazione alla turbativa “non sussistono gravi indizi”.

“Non è stata accertata la consumazione di interferenze e condizionamenti idonei a porre concretamente in pericolo la correttezza della procedura di predisposizione del bando di gara o di un atto equipollente”. “La predisposizione dello Scirè degli schemi delle delibere di giunta e di consiglio non costituisce turbativa ma si tratta di atti di indirizzo – continua in Riesame – Non emerge da alcun passaggio che con promesse e collusioni sia stato turbato il procedimento di formazione del bando”.

Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

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