Pontina-Terracina

Metti due cose, apparentemente lontane come il Goretti e la Pontina. Poi cerca le similitudini come “non si faceva” con certi giochi della Settimana enigmistica. Sono due nodi del nostro vivere civile, uno riguarda la libertà di muoverci, l’altra la sicurezza di essere curati, ed è appunto la “cura” quello che manca. Con l’idea di una nuova Pontina, abbiamo abbandonato la vecchia ed il risultato è che non abbiamo ne l’una, ne l’altra. E qui raccontiamo ogni giorno della via crucis di percorrerla. Lo stesso vale per l’ospedale Goretti, ci siamo riempiti la bocca di sorti umane e progressive di ospedali nuovi ed il vecchio arranca, si stanca non riesce più ed è diventata la narrazione delle sue carenze strutturali, una serie giornalistica. Se il filo è questo, il nodo è la nostra eterna voglia di “andare in paradiso”, ma intanto non cerchiamo di regolare la fiamma nell’inferno in cui siamo. Manca la cultura riformista del fare il possibile prima di intraprendere la strada impossibile. E’ un male inquietante perché esiste sempre un mentre, anche quando si sogna. Qui è tutto nuovo, anche le nostre città (ormai su d’età anche loro) le chiamiamo nuove, noi fondiamo non manuteniamo. Noi abbiamo sogni e nostalgie, mai realtà. Se la Pontina non funzione non  è che dobbiamo aspettare nuove strade, ma far funzionare quel che c’è, quel che verrà, se verrà, sarà il benvenuto. Faremo un bellissimo nuovo ospedale, ben venga quando sarà, ma intanto manteniamo decente quello che ci sta. A forza di sognare l’aeroporto civile al Comani, stiamo perdendo quello militare che avevamo, perché chi fondo, ci è sempre nuovo, resta idroponico, ha radici nell’acqua, non sente la terra.

Cosa vorrei, decenza nelle piccole cose che sommate fanno grande il tutto: la cappella sistina è immensa ma Michelangelo i personaggi li ha dipinti uno da uno, uno per ciascuno, la bellezza è somma non sottrazione.