mercoledì 5 Ottobre 2022

Piccole Imprese opportunità di sviluppo, manca una politica locale per lo sviluppo delle attività produttive

di Ivan Simeone – Leggiamo dalla stampa che ci aspetta un 2016 “controverso”. Se da una parte vengono proposti nuovi bonus (vedi quello delle giovani coppie per il mobilio), dall’altra vediamo un reale aumento della tassazione: sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che avremo la stabilizzazione dell’aliquota dello 0,8 per mille sulle seconde case, l’aumento su beni come alcol, carburante e sigarette, aumento dell’ IVA dal 10% al 12,5% per l’aliquota agevolata e dal 22% al 24% per l’aliquota ordinaria nonché la “possibilità” da parte degli Enti locali (per noi di Latina sarà una quasi certezza visto la situazione economica del Comune) di aumentare ticket sanitari, addizionali e tasse sui rifiuti…. e questo è solo una parte di quanto si percepisce. Per non parlare poi di tutta la querelle intorno al canone RAI per le imprese (Canone Speciale Imprese).

Di fatto la fiscalità schiaccia la voglia di “fare impresa” come i singoli cittadini. A fronte di queste difficoltà reali, non si riesce ad intravedere una reale azione politica di supporto alle nostre piccole attività d’impresa, sia esse commerciali che artigiane, le piccole aziende che, giornalmente, fanno fatica ad “alzare la serranda” e produrre risorse per se e per i propri collaboratori e non si vuole comprendere che il rilancio del territorio passa inequivocabilmente dal rilancio delle piccole imprese, dalle tante aziende familiari, dalle attività commerciali e artigiane.

Secondo una indagine dell’Ufficio studi di Confartigianato, il nostro Paese ha registrato, negli ultimi anni, il più alto tasso di pressione fiscale, arrivando nel 2015 al 43,4% del PIL. Solo un dato per riflettere. Nei prossimi giorni presenteremo ufficialmente le dinamiche del nostro territorio e le sorprese non mancheranno. Più volte, come Organizzazione di rappresentanza, abbiamo chiesto più efficienza negli Enti locali, una politica che sappia dialogare e mettersi in sinergia con i corpi intermedi, le Associazioni di categoria in primis.

Abbiamo chiesto di dare forza ad una politica familare organica come ad una attenzione alle aziende familiari. Abbiamo chiesto una reale lotta contro il lavoro abusivo che è un danno non solo per le imprese sane, ma anche mette a rischio la salute dei consumatori. Abbiamo chiesto una attenzione alla sicurezza in azienda e a chi è autorizzato a formare i lavoratori. Abbiamo chiesto una politica che sia più attenta alle aziende locali.

Ora chiediamo ai tanti politici che si affacciano alle prossime elezioni amministrative, di predisporre un vero progetto politico di sviluppo dell’economia locale, partendo dalle piccole cose possibili e non dai grandi sogni che ci accompagnano da oltre quarantanni. Possibile che ancora abbiamo un lungomare di tali fattezze? Perché non guardare ad una politica di sostegno ai nostri operatori turistici? Molti sono i “perché” ma attendiamo risposte vere e concrete. Non crediamo più alle promesse.

Uno dei termini ormai abusato è proprio “bene comune”. Ma si sa di cosa si parla? Il Bene Comune è un concetto complesso che ha diversi risvolti, anche di carattere etico. Quando si parla di bene comune dobbiamo capire cosa sia realmente. Il Bene Comune ha un aspetto morale, un aspetto comunitario, sociale e quindi politico.

Oggi bisogna riuscire ad andare oltre ai soliti steccati. Si può fare una politica sana di sviluppo! Facciamola!

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