Il piano rifiuti della regione Lazio è un fantasma che si aggira tra la giunta e il consiglio regionale.

Il presidente Zingaretti aveva assicurato che la revisione del piano, quello vigente risale al 2012, sarebbe stata effettuata entro dicembre 2013.

Dopo sei anni del piano che rappresenta un documento di programmazione fondamentale e non un vezzo tecnico istituzionale, non c’è neanche l’ombra.

Ni lavori delle commissioni competenti il documento non ha fatto capolino ch qualche anno fa per tornare nel dimenticatoio.

Intanto sulla regione Lazio pendono due sentenze del Tar che “impongono” l’adozione del nuovo piano.

E il rischio sempre più concreto è che si torni alla fase commissariale da cui la regione era uscita già a fatica.

Il vuoto creato da Zingaretti ha innescato un sistema perverso che si è amplificato nella costante emergenza che si vive a Roma e nel Lazio.

Sono anni che l’opposizione in consiglio regionale chiede a Zingaretti di assumersi la responsabilità di agire e di redigere un nuovo piano di gestione dei rifiuti basato sulla definizione degli ambiti ottimali.

Capace di assicurare all’interno degli stessi l’autosufficienza nella gestione dei propri rifiuti e di garantire a tutti i comuni il rispetto del principio di prossimità con gli impianti esistenti ed i medesimi costi per effettuare lo smaltimento.

Nulla è stato fatto e stando le indiscrezioni provenienti dai corridoio della Pisana del piano dei rifiuti, forse, se ne parlerà in autunno.

Intanto l’emergenza continua.

Di questo passo farà prima il Governo a commissariare la regione Lazio che il territorio a veder sorgere dalle ceneri dell’immobilismo un piano capace di dettare regole certe e dotare i territori degli strumenti per poter agire.