lunedì 26 Febbraio 2024
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Pellegrini diretti in Terra Santa trovano ristoro a Priverno: la riflessione che resta

In quanti saremmo disposti davanti a due ragazzi che suonano alla porta di sera chiedendo riparo, ad aprire la nostra casa ed offrire ospitalità? Una famiglia nella periferia di Priverno qualche giorno fa è stata messa alla prova da due pellegrini diretti a Gerusalemme. Dopo l’effetto sorpresa iniziale e l’imbarazzo di non sapere nell’immediato cosa fare, questa famiglia alla fine ha deciso di fidarsi e ne è stata felice per le emozioni che questa esperienza ha lasciato nell’aprirsi con fiducia alla conoscenza “dell’altro da noi”.

Parlando con questi due ragazzi, 26 anni lei e 24 lui, si capisce che la forza per affrontare questo viaggio sulla via Francigena a piedi la trovano nelle persone come quelle che li hanno ospitati che vedono come segni della testimonianza dell’amore di Dio. Al di là di come la si voglia vedere la questione è un’altra. Vado a conoscerli il giorno dopo su invito di amici che hanno voluto condividere questo incontro per quanto umanamente si sono sentiti arricchiti da questa esperienza.

Nonostante i chilometri percorsi questi ragazzi non sembrano affatto provati. Guardarli negli occhi, parlare con loro trasmette serenità. Sono solari, rilassati. Emoziona vedere i loro occhi brillare e sentirli raccontare delle esperienze e degli incontri lungo il cammino. Non hanno nulla se non un grande zaino da portare sulle spalle, un telefono per lasciare tracce su un blog, dei bastoni e davanti tanta strada da fare. Un “progetto” come lo chiamano loro, che è arrivare a Gerusalemme.

In una società dove le corse si fanno contro il tempo, per stare dietro a tutto e a niente, accorgendosi spesso troppo tardi che poi quello che manca è il tempo per vivere, per assaporare la vita, per conoscere l’altro, questi due ragazzi come le persone che finora hanno contribuito in un modo o in un altro alla riuscita di questo loro pellegrinare ci raccontano realtà di altri tempi, quando era la regola e non l’eccezione vivere con il necessario e non con il superfluo, condividere quel poco che si aveva con chi ne aveva ancora più bisogno, anche se solo di passaggio. Con la differenza che oggi, quel “poco” da donare è rappresentato dalla fiducia e dal tempo più che da un pezzo di pane.

Stefania Paoloni
Stefania Paoloni
Ragioniere-Programmatore. Formazione sociologica ad indirizzo economico. Dopo anni di precariato si è dedicata alla famiglia e oggi investe nel giornalismo digitale.

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