Nei giorni più di qualcuno è tornato ad evocare la patrimoniale, l’imposta che colpisce non il reddito ma il patrimonio mobiliare (conti correnti) e immobiliare (la casa) degli italiani, come presunto rimedio alle crescenti spese che l’emergenza Covid-19 impone allo Stato.

Ritengo, anche in qualità di presidente provinciale di Federproprietà di Latina, che si tratti della peggiore scelta che il Governo possa fare in questo momento.

Prima di tutto la patrimoniale non va a colpire, come si dice, ‘i ricchi’: molto spesso il possesso di beni soprattutto immobili, già oggetto di mille balzelli, non corrisponde ad una maggiore ricchezza delle famiglie bensì rappresenta quello stock di risparmio accumulato con il frutto di anni di lavoro e di sacrifici.

Dopo aver già tassato il lavoro, tassare anche il risparmio che ne è il frutto significa applicare una forma immorale di doppia imposizione.

In secondo luogo, come evidenziato da molti economisti, fra i quali l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, la patrimoniale sortisce l’effetto opposto a quello auspicato: provoca cioè la fuga di capitali all’estero, vanifica la propensione virtuosa al risparmio e disincentiva gli investimenti stranieri nel nostro Paese, impoverendolo.

Il mercato immobiliare poi, nello specifico, già colpito dalla emergenza Covid-19, verrebbe precipitato irreversibilmente in uno stato comatoso, quando l’edilizia e l’immobiliare potrebbero essere uno dei traini della ripartenza.

Stupisce che in un momento come questo qualcuno suggerisca ricette da tempo archiviate dalla scienza economica, oggi bisogna sostenere costi per decine di miliardi ed è una follia pensare di prenderli direttamente dalle tasche degli italiani, per poi chiedere agli stessi in una fase successiva di investire attingendo ancora dai propri risparmi per favorire la ripresa.