di Francesco Miscioscia – Eleonora Della Penna è Presidente della Provincia e Sindaco di Cisterna. È la prima donna a guidare Cisterna e prima a governare Via Costa in un momento reso peraltro difficile dalla riforma Delrio. Con lei abbiamo voluto tracciare un bilancio di quanto fatto alla guida degli enti che rappresenta. E non è mancata una panoramica sul quadro politico di Latina, dove si trova a fare da spettatrice.

Tracciamo un bilancio di un anno e mezzo da Sindaco di Cisterna.

Nonostante le difficoltà economiche è stato un anno positivo. Noi abbiamo avuto un metodo: prendere il programma elettorale e scorrerlo. Erano due pagine, divise per punti, la prima l’abbiamo fatta quasi tutta. Abbiamo portato a casa alcuni risultati con fatica. Tra le cose più importanti che abbiamo fatto c’è il riassetto dell’ente; rivedere un’area davanti al Palazzo Comunale rimesso a nuovo, l’ex buca per intenderci; e abbiamo formato una squadra di governo che, nonostante tutto, adesso ha dei ruoli ben definiti. Non è facile amministrare un paese di 38 mila abitanti, ma quando sai di avere una squadra che gira secondo le sue competenze, come sindaco stai un po’ più tranquilla. Stiamo rendicontando i Plus, abbiamo aggiunto una serie di iniziative con le economie dei Plus, inizieremo con la raccolta differenziata in centro in maniera massiva, abbiamo messo in liquidazione la Cisterna Ambiente. Quest’ultimo è stato un atto di grande coraggio e abbiamo ottenuto la possibilità, lavorando in sinergia con i tecnici, di garantire l’unico patrimonio vero che sono i lavoratori, raggiungendo un accordo con i sindacati che non è una cosa semplice. Ora siamo in deroga ma stiamo procedendo con la gara. Intanto vogliamo mantenere l’occupazione e incrementare la raccolta differenziata. E poi dobbiamo mettere la trasparenza in un ambiente, come quello dei rifiuti, che è un settore complicatissimo da gestire. Mafia Capitale la conosciamo tutti.

A proposito di Cisterna Ambiente, perché non è passata la scelta di internalizzare il servizio? Stiamo parlando di una società che aveva un bilancio positivo.

Ci ho pensato molto e volevo copiare il modello Formia, ma in realtà, avendo le assunzioni bloccate come ente, non avevo professionalità all’interno per garantire una serie di servizi e andare a ricoprire alcuni ruoli. Non ho dirigenti specializzati nel settore, non me la sono sentita di farmi carico di una situazione simile. L’internalizzazione non mi dispiaceva affatto. Ma io non ho possibilità assunzionali, né posso chiamare un dirigente, o fare trasferimenti senza levare nessuno da altri settori fondamentali. Non avevo un esperto di pianificazione. Uno come Nicoletta Valle (dirigente Ambiente in Provincia, ndr) a Cisterna non ce l’ho.

Quali sono i prossimi progetti per Cisterna?

Intanto, vista l’emergenza che abbiamo in questi giorni, vorrei aumentare l’edilizia residenziale pubblica. Io soffro molto la pressione di dover dare risposte a chi è in difficoltà. Un po’ interviene questo mio essere avvocato di famiglia, non riesco a stare inerme o sentirmi impotente di fronte a queste persone. C’è una lista lunghissima di persone che attendono le case popolari, vanno incrementate. L’altro sogno è riuscire a chiudere la questione delle “buche”, una ferita aperta grandissima. Noi stiamo cercando di garantire il privato ma vogliamo restituire a Cisterna un centro decoroso. E poi c’è un’altra cosa che abbiamo scritto sul programma elettorale: recuperare e riqualificare l’area Good Year. Ed è la sfida più grande, siamo fermi su un’area che deve essere ancora bonificata. Lì probabilmente andrà aperto uno scontro con la vecchia proprietà, ma una volta che si comincia, si va avanti. Secondo me potrebbe essere divisa in microlotti da dare a imprenditori e giovani imprenditori che hanno un’idea, potrebbe diventare un’area artigianale, anche perché è ben collegata alla Pontina. Per chi avvia un’idea di impresa, la spesa più grande è il sito. E su questo vogliamo dare il nostro contributo.

Magari è un progetto che si potrà realizzare nel secondo mandato.

Io penso che bisogna gettare le basi già ora. In questo momento storico un secondo mandato non è mai scontato, ne sono fermamente convinta. È vero che a un sindaco servirebbero 10 anni e che cinque anni non sono pochi, ma la rielezione non è scontata, basta vedere i casi Di Giorgi e Merolla. In Provincia abbiamo perso sei amministrazioni in poco tempo. Un sindaco è nelle mani del Consiglio Comunale, è sufficiente non dare risposte e l’amministrazione cade.

Facciamo ora un bilancio di un anno alla guida della Provincia.

La Provincia è tutta un’altra cosa. La difficoltà vera sta proprio nel levarsi la giacca da sindaco e passare in Provincia. Il sindaco lo fai tutti i giorni con una continuità anche estenuante. Il Presidente della Provincia è un ruolo istituzionale di tutt’altro livello. Adesso abbiamo chiuso una prima fase complicatissima, con la redazione dello Statuto e la risistemazione degli uffici. La prima cosa da capire è stata cosa dovevamo fare soprattutto dopo l’applicazione della legge 56 (la riforma Delrio, ndr), che è stata una spada di Damocle per tutti. La ratio della Legge Delrio è lasciare alle province tre funzioni fondamentali: ambiente, viabilità ed edilizia scolastica. Ci siamo riusciti. Abbiamo dovuto ragionare sulla perdita di funzioni. Abbiamo dismesso le partecipate, che una volta davano dei servizi e ora sono dei pesi. Abbiamo ritoccato la pianta organica, nonostante qualche incidente di percorso, siamo riusciti a mettere le persone giuste al posto giusto. Tra gli obiettivi raggiunti sicuramente abbiamo rimesso in piedi un ente, riavviandolo in un procedimento nuovo. E lo abbiamo fatto con una maggioranza PD-NCD che è solida, con i numeri risicati in Consiglio, ma i rapporti in Provincia sono diversi da quelli nei Comuni. C’è un rispetto istituzionale diverso e ognuno rappresenta il proprio territorio. La cosa sconveniente è fare il presidente ed essere scollegato alle liste: ora con le elezioni di medio termine rischio che la maggioranza che arriverà sarà diversa da quella della prima elezione, perché io duro 4 anni e il consiglio solo 2. Tornando agli obiettivi, la chiusura del bilancio è andata bene, con 23 milioni di euro. Ora raschiamo un po’ il fondo con gli avanzi di amministrazione e cerchiamo di dare risposte su scuola e viabilità, dove siamo in condizioni devastanti e devastate. E poi abbiamo delle partite aperte che non sono facilissime da risolvere su questioni come Pro.Svi ed ex Rossi Sud e tutta una serie di cose di cui ci occupiamo tutti i giorni. A proposito dell’ex Rossi Sud vorrei rimettere in funzione quell’area ma farlo con criterio. Però non possiamo fare un bando di gara. La vocazione di quell’area è un centro fiere, ma per usufruirne è necessario pagare perché la Provincia non può concedere un bene in uso gratuito. E su questo la Corte dei Conti è severissima. Un’altra cosa che abbiamo fatto è razionalizzare gli spazi e il Palazzo di Via Filzi è stato dato tutto al Tribunale.

Della_Penna_MisciosciaCom’è il rapporto con gli altri sindaci della Provincia di Latina?

Buono, sono tutti dei grandi insegnanti, sono delle persone di esperienza, e se li chiamo mi aiutano. In particolare Sandro Bartolomeo, sindaco di vecchia data. Ma ho un buon rapporto con tutti. Con quelli che sono consiglieri provinciali poi ho un rapporto più costante, settimanale. Io devo imparare dagli altri. È chiaro che organizzare un paese di 600 abitanti non è come una città da 72 mila persone, ma riesco ad apprendere dai sindaci dei vari paesi quali sono le cose che vorrei fare.

Cosa pensa della manifestazione a sostegno della legalità? Crede che sia un segnale di vicinanza nei confronti delle forze dell’ordine?

Io sento che i cittadini hanno l’esigenza di legalità. Chiedono a noi amministratori di essere più trasparenti e più puliti. E lo fanno anche con metodi forti dal punto di vista della comunicazione. Quando si organizza una manifestazione del genere significa che la città ha avuto voglia di farlo. Don’t Touch è una vicenda grigia, magari la città si aspettava un’inchiesta del genere, ma ha avuto anche l’esigenza di reagire. La storia più triste, forse, sono state le minacce a Vittorio Buongiorno e Matteo Palombo L’opinione pubblica non si sconvolge più tanto sul malaffare, ma è rimasta sconvolta dal fatto che qualcuno, svolgendo il proprio mestiere, è stato minacciato. Latina non si è girata dall’altra parte, non è rimasta assopita davanti alle storie di Vittorio e Matteo, sono due storie che non possono essere messe in secondo piano, perché sono stati entrambi “violentati” sulla pubblica piazza. Essere minacciati o subire pressioni è la cosa più brutta che possa capitare. Io mi auguro che le forze dell’ordine continuino con questo approccio perché stanno facendo un lavoro meraviglioso. Qui c’è una forza interistituzionale grandissima, questo voglio dirlo. Prefetto, Questore, Forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Presidente della Provincia, Procuratore, Presidente del Tribunale sono tutti coesi, in rapporti che vanno avanti e spingono verso la legalità.

Ma quali amministratori sono scesi in piazza?

Io, come altri amministratori credo, personalmente ho chiamato gli organizzatori, ho detto che se volevano ero al loro fianco. Dopo di che, si fa una valutazione politica. Noi spesso abbiamo manie di protagonismo e la scelta di stare in piazza o non esserci dipendeva da quanto si voleva politicizzare la manifestazione. Esserci significava catalizzare l’attenzione sul fatto che c’ero. Ho preferito non esserci sapendo che tutti i giorni faccio del mio. Io ho quella foto là dietro (il quadro che raffigura i giudici Falcone e Borsellino, ndr) e la legalità me la porto sempre appresso. Chi entra lo sa. La politica deve fare più delle manifestazioni. Quelle le devono fare i cittadini e gli va lasciato lo spazio. Ogni tanto se i politici si mettessero da parte e la smettessero di fare passerelle non sarebbe sbagliato.

Come vede le primarie tra Enrico Forte e Paolo Galante?

Sono un’appassionata delle competizioni elettorali. Io cominciai la mia esperienza proprio con le primarie all’interno del PD, nel 2007. E questo tipo di competizione non è da sottovalutare perché è un banco di prova per chi si mette in gara. Da presidente della Provincia considero il PD una forza di governo che mi dà una mano. Apprezzo le loro dinamiche interne ma non mi intrometto. Sarà un confronto importante, ma mi auguro che a posteriori vadano tutti uniti. Dal mio punto di vista in questo momento storico il PD ha la chance di amministrare Latina, sia con Enrico Forte che con Paolo Galante. Ma devono scegliere i cittadini. E le primarie, se fatte bene, sono uno strumento importante. Ci sta che litighino pure, sono due correnti che si contendono la leadership del partito, e ben venga, sennò si appiattirebbe il confronto.

Parliamo della situazione del centrodestra.

Quale? (ride)

A Latina il centrodestra c’è, ma sembra dormiente. Cosa ne pensa?

C’è, frammentato ma c’è. Non lo so se è dormiente. Ma qui c’è una forte tradizione di destra e ora di centrodestra. Sono certa che non staranno a guardare. Magari aspettano il 22 novembre. Le primarie hanno una debolezza strategicamente parlando: scoprono le carte dell’avversario. Quando sapranno chi è il candidato tra Forte e Galante, magari sceglieranno il loro nome. Non ha senso che si muovano prima del 22 novembre. E comunque il centrodestra qui parte sempre in vantaggio, hanno un humus più fertile per loro.

Dopo le elezioni, a ottobre il consiglio sarà rimodulato, chi si aspetta che arrivi?

Io in un anno ho subito sette cambi su dodici consiglieri, non ho fatto in tempo a instaurare rapporti che i consiglieri se ne andavano perché cadevano le amministrazioni. Prima Priverno, poi Terracina che aveva tre consiglieri, poi Latina, questa cosa non ha agevolato i rapporti politici, perché non sapevo mai chi arrivava. Ma non perché chi arrivava di nuovo fosse un problema. È arrivato pure Mauro! (Carturan, ndr)

A proposito, com’è il rapporto con Carturan?

È di amore e odio, come sempre. Ma gli va riconosciuto che sa differenziare i livelli, perché in Comune abbiamo un rapporto di opposizione, vero, forte. In Provincia abbiamo un rapporto più istituzionale. Mauro a Cisterna in un primo momento è stato quello che sono io ora, un elemento di rottura, giovane, che sicuramente ha fatto cose buone. In un’ottica di ottimizzazione io non posso dire che è tutto brutto e che bisogna buttare tutto via, ma ci voleva un passaggio. Lui ha fatto il sindaco in un periodo molto più semplice, non c’era la spending review, c’era una libertà di movimento diversa, c’erano i partiti che ti sostenevano.

Ma tra la Regione e le Province non era meglio abolire le Regioni?

Sì. Le persone che sono qui in Provincia conoscono il territorio e sono bravi. Questo è un ente che è a metà tra Regioni e Comuni, la Regione non ha la struttura adeguata per essere un contatto diretto con i territori. Non me ne vogliano il governatore Zingaretti e i consiglieri regionali, che ci danno una mano, ma i rapporti con la Regione come si costruiscono se la Provincia non fa da intermediario?

Facciamo un passaggio su Acqualatina. Si parla tanto di rinnovamento, com’è la situazione?

Io vado lì da sindaco. La difficoltà del doppio ruolo è questa: io lì vado secondo il mandato della mia maggioranza e dei miei cittadini di Cisterna, e non secondo gli equilibri provinciali. Spesso questi equilibri non coincidono con le esigenze del territorio. E ecco perché tutti minacciavano la mia autonomia e dicevano che Cisterna sarebbe stato il prossimo a cadere. Se fossi caduta per questioni di potere non sarebbe stato un problema: il giorno dopo sarei ripartita, avrei rimesso insieme i pezzi e avrei riaffrontato il discorso. Io ho la mia autonomia, la mantengo e me la difendo e in Acqualatina parlo e ragiono da sindaco di Cisterna, ed è difficile perché di fatto sono pure presidente della Provincia. Ma in Acqualatina c’è una situazione che non si può far finta di non vedere. In Acqualatina ci sono equilibri che vanno avanti da anni. L’idea del bando pubblico, per questioni di trasparenza e chiarezza, è ciò che tutela di più noi amministratori. Questa era la ratio. Poi qualche ingranaggio si è perso e non per colpa dei sindaci. Su Acqualatina tutti vogliono dire la loro. Io invece non ho mai voluto nulla. Io vorrei che fosse cambiata la governance e lo chiedo da sempre, e non solo nel CdA, ma in tutto.

Torniamo su Cisterna. Di lei dicono che, da quando è stata eletta Presidente della Provincia, non c’è mai.

Questo è stato il mio cruccio, e ancora non riesco a dimostrare il contrario, ma sono certa che il tempo mi darà ragione. La Provincia è stato un problema per me. A Cisterna ci sto, in Provincia di solito vengo solo il martedì. Questa mi sembra una giustificazione montata ad arte perché io dico un sacco di no, anche ai cittadini, non solo ai partiti. Ma l’essere Presidente della Provincia è un’opportunità per Cisterna e per i cisternesi e per tutte quelle comunità dimenticate. Perché questa è stata una Provincia che ha funzionato ma è stata indirizzata sicuramente verso una parte politica. Cisterna godrà dei risultati di un lavoro mio doppio, tra qualche tempo.

IL PROFILO DI ELEONORA DELLA PENNA: UNA VITA STRAVOLTA DALLA POLITICA