mercoledì 28 Settembre 2022

Operazione Tiberio, tecnici comunali inerti per salvare l’Hotel di Cusani

L’indagine che ha portato in carcere Armando Cusani, parte dall’Hotel Grotta di Tiberio. Gli inquirenti ricostruiscono la corruzione che ha fatto in modo che i tecnici del Comune di Sperlonga che si sono succeduti nel tempo, non sono mai intervenuti contro l’abuso edilizio certificato da una sentenza della Corte di Cassazione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la corruzione sarebbe avvenuta con due persone, attualmente indagate, Massimo Pacini (ai domiciliari) e Isidoro Masi (in carcere), che si sono succeduti come Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Sperlonga. A Pacini, in carica dal dicembre 2009 al settembre 2014, viene contestato di non essere mai intervenuto a contrastare l’abuso edilizio dell’Hotel Grotta di Tiberio. Di lui scrivono gli inquirenti “rimane del tutto inerte, non risponde all’esponente, ma soprattutto non effettua alcun sopralluogo”. L’esponente è il proprietario di un terreno confinante con il complesso alberghiero che aveva denunciato l’abuso in Comune. Il sopralluogo avverrà solo nel 2012, ben due anni e mezzo dopo la prima denuncia, alla vigilia della prima sentenza a carico di Armando Cusani, Aldo Erasmo Chinappi (proprietari dell’hotel) e Antonio Faiola (dirigente prima di Pacini). Ad ogni modo neppure dopo la sentenza Pacini si mosse per contrastare l’abuso accertato dalla sentenza che condannò Cusani, Chinappi e Faiola, ufficialmente in attesa di una sentenza definitiva, quando invece avrebbe dovuto disporre la sospensione dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi. Tutto questo non avviene. Perché? Secondo gli inquirenti Pacini era corrotto da Armando Cusani e lo avvantaggiava omettendo i provvedimenti ai danni dell’Hotel Grotta di Tiberio. La prova della corruzione è da ricercarsi nel fatto che Pacini vivesse a titolo gratuito in una casa a Sperlonga (dove i prezzi sono da capogiro) intestata alla madre dell’ex Presidente della Provincia. Il fatto è testimoniato da un contratto di comodato d’uso risalente al 2001, e lo stesso Pacini vi aveva trasferito la residenza. “La disponibilità gratuita dell’abitazione rappresenta una controprestazione economica a favore del funzionario pubblico per omettere le procedure amministrative contro l’Hotel Tiberio di Cusani, prezzo della corruzione”, così gli inquirenti.

Ci sarebbe stata corruzione anche con il successore di Pacini, Isidoro Masi, voluto proprio da Cusani a dirigere gli uffici di Sperlonga. Masi aveva un incarico in Provincia, era già legato a Cusani, che, pur non avendo incarichi né in Comune né a via Costa, si era dimostrato disponibile a intervenire perché la Provincia rilasciasse un nulla osta per consentire al funzionario di lavorare 12 ore settimanali a Sperlonga. Cusani intercedeva anche con l’allora sindaco Faiola per stabilire la durata dell’incarico di Masi Gli inquirenti contestano a Masi di procedere nei confronti di diversi abusi edilizi nel comune costiero, ma di rimanere anch’egli inerte di fronte al caso della Grotta di Tiberio. Per gli inquirenti questo favoritismo nei confronti di Cusani è dovuto alla volontà di Masi di mantenere l’incarico a Sperlonga, dove aveva possibilità di crescere professionalmente e economicamente, a differenza della Provincia, ente in dismissione. Questo per gli inquirenti è un interesse lecito. Ma altre conversazioni dimostrano interessi illeciti, nello specifico il ruolo di capo dell’ufficio tecnico gli permetterà di essere RUP e avere una parcella dell’1-2% su gare di appalto con importi anche milionari, e gli consentirà anche di pilotare una gara di appalto intascandosi 40 mila euro. Che Masi lavori solo nell’interesse di Cusani lo dimostrano delle intercezioni nelle quali afferma “Io rispondo ad una persona sola … Armando Cusani punto e basta”.

Tutto questo è servito per tenere in piedi l’Hotel Grotta di Tiberio in spregio alle sentenze che certificavano l’abuso edilizio.

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