Cominciano ad emergere i dettagli emersi nel corso dell’operazione Dirty Glass messa a punto dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla polizia di Latina.

Molte le persone indagate, appartenenti al mondo dell’imprenditoria e non solo, 11 gli arresti, 4 le società sequestrate.

Le indagini, sono partite a seguito di una denuncia sporta nel dicembre del 2017, nella quale un uomo dichiarava di aver rinvenuto una busta dinanzi alla porta d’ingresso del suo ufficio, intestata “al signor Luigi” e contenente alcune munizioni ed un biglietto con la scritta “bastardo devi pagare”.

Notizia di reato poi rivelatasi costruita ad arte con la presunta complicità di un ex poliziotto.

Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine, dai poliziotti delle squadre mobili di Latina, Napoli, Lucca e Caserta, anche alla luce delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di rilevare come alcuni degli indagati abbiano simulato un’estorsione a carico di un uomo, tentando di incolpare ingiustamente di tale condotta altre persone.

Le intercettazioni svolte per accertare l’identità dell’autore delle intimidazioni apparentemente realizzate ai danni di Luigi De Gregoris hanno portato alla lice una serie rilevante di reati di matrice economica riconducibili al mondo imprenditoriale facente capo a Luciano Iannotta.

In particolare emergeva sin dall’inizio dell’attività tecnica come dietro a De Gregoris ed alle imprese da lui rappresentante si celava quale reale amministratore proprio Iannotta.

Nella medesima direzione, veniva registrata una serie di operazioni di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa riconducibili ad alcuni soggetti campani, tali Gennaro e Antonio Festa, che, tramite simulate operazioni di compravendita immobiliare, e aumenti di capitale sociale in società partecipate, reimpiegavano centinaia di migliaia di euro nelle imprese riconducibili a Iannotta.

Le ricerche finalizzate a disvelare gli autori della frode proseguivano parallelamente attraverso l’acquisizione di informazioni dal Maresciallo Michele Lettieri Carfora, che effettuava abusivi accertamenti presso la banca dati SDI in uso alle forze di polizia.

In tale contesto, emergeva anche la figura del colonnello dei Carabinieri Alessandro Sessa, il quale si faceva promettere utilità dallo stesso Iannotta per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti nella rivelazione di notizie ed informazioni tecniche sulle modalità di attivazione e disturbo della registrazione delle intercettazioni ambientali da parte della polizia giudiziaria.

Secondo gli investigatori Luciano Iannotta manteneva relazioni con esponenti del mondo della criminalità organizzata come emerso, in particolare, grazie al contributo offerto da due collaboratori di giustizia appartenenti al clan Di Silvio che consentivano di accertare la consumazione di un’estorsione aggravata dal metodo mafioso in danno di un imprenditore locale, delitto consumato proprio su mandato di Iannotta e mai denunciato.

Nella circostanza i collaboratori riscuotevano per il loro interessamento la somma di 2650 euro, che incassavano da Iannotta per il tramite di Franco Cifra, titolare di un’attività commerciale a Latina, il quale nell’occasione emetteva una falsa fattura.

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