venerdì 12 Luglio 2024
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Operazione Canusium: recuperati più di 3.500 reperti archeologici, 51 indagati anche in provincia

C’è anche un pontino tra gli indagati nell’inchiesta “Canusium” dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, in collaborazione con il Ros, con lo squadrone eliportato “Cacciatori Puglia” e i militari dei Comandi territorialmente competenti, tra cui la Compagnia di Formia.

L’operazione, a livello nazionale, ha portato all’individuazione di un gruppo di persone che è accusato dei reati di scavi clandestini, ricettazione e illecita commercializzazione di importanti reperti archeologici, di valore storico culturale e commerciale inestimabile.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, ha portato all’esecuzione di ventuno misure cautelari; quattro persone, originari di Puglia, Campania e Basilicata, sono finite in carcere mentre dodici sono agli arresti domiciliari. Cinque, infine, hanno l’obbligo di firma.

Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata allo scavo clandestino, furto, ricettazione ed esportazione illecita di reperti archeologici e numismatici. E proprio nel campo della numismatica che un gruppo di Carabinieri ha operato a Scauri, dove è stata perquisita l’abitazione di una persona sospettata.

I militari hanno sequestrato del materiale ritenuto importante e il possessore è stato indagato. Gli inquirenti sono arrivati nella frazione minturnese, in seguito ad una serie di riscontri incrociati, che hanno portato all’individuazione della persona legata ai vertici del gruppo. L’indagine è partita da Canosa di Puglia (da qui il nome Canusium scelto per l’inchiesta), dove l’Arma scoprì diversi scavi clandestini. Con le successive indagini gli inquirenti hanno scoperto le varie ramificazioni in Campania, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Trentino Alto Adige e ovviamente in Puglia. Un’organizzazione criminale, che operava anche all’estero. Oltre 3500 i reperti sequestrati tra cui monete, monili, brocche, crateri a campana ed altro. Per i magistrati i reperti hanno caratteristiche rare e di pregio e consentono ai trafficanti archeologi di intascare cifre rilevanti, come confermato dal fatto che delle monete d’oro hanno un valore di mercato di circa 50-60mila euro. Non si escludono ulteriori sviluppi anche nel sud pontino.

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