Al funerale di Gloria Pompili erano in molti. Una comunità che si è stretta intorno ad una madre piegata dalla povertà e da un passato difficile uccisa a calci e pugni a soli 23 anni. Un’età in cui non si dovrebbero ancora avere preoccupazioni. Invece Gloria aveva due bambini piccoli e la necessità di procurare loro da mangiare. Forse anche per questo era stata costretta al lavoro più vecchio del mondo.
Su Facebook in molti hanno criticato quelle persone che numerose hanno riempito la chiesa di Frosinone il giorno dell’ultimo addio, perché non l’avrebbero aiutata prima, perché non si sarebbero accorti di lei prima. Questo però non lo sappiamo, sappiamo che la ragazza aveva chiesto aiuto all’associazione “Il giardino delle rose blu”, di don Ermanno D’Onofrio, e che qui riceveva cibo e vestiti. Forse qualcun altro cercava di aiutarla. Sempre sui social hanno accusato la stampa per aver divulgato la sua foto e aver detto la verità sul suo lavoro. Come se tacere avrebbero potuto aiutarla ora che non c’è più, o permettere ai suoi bambini di superare il dolore.
Quello che è certo è che qualcuno ha spezzato la sua vita, l’ha picchiata con una rabbia tale da non lasciarle scampo. Adesso, dopo l’ultimo saluto in una bara bianca, è il momento delle indagini. Per capire chi possa essere arrivato a pestarla perforandogli un polmone, la milza e il fegato. E perché, quale sia il movente. La Procura di Latina – le indagini sono coordinate dal sostituto Luigia Spinelli – sta cercando di ricostruire le ultime ore di Gloria. I suoi parenti sono stati ascoltati e gli investigatori stanno lavorando alacremente, perché il suo assassino sia assicurato alla giustizia.
Perché Gloria adesso, e i suoi figli, in silenzio gridano giustizia.





