scritte sui muri

Condanna all’ergastolo per Arianna Magistri.

Questa la richiesta del procuratore generale, nel secondo processo in Appello per l’omicidio di Anna Maria Coviello.

Anna Lucia Coviello era stata aggredita dalla collega nel giugno 2016.

La lite, iniziata in ufficio e continuata nel parcheggio multipiano, è degenerata fino a quando la vittima è caduta per le scale.

Il 10 luglio del 2019 la Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi – presentati dopo la sentenza di Appello che escludeva l’omicidio volontario e condannava Arianna Magistri a 6 anni di reclusione per il preterintenzionale – dell’avvocato Dino Lucchetti, che assiste i familiari della vittima, e del procuratore generale. Dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputata, difesa dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo.

La Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di secondo grado e rinviato gli atti alla Corte d’Assise d’Appello, in diversa composizione, per un nuovo giudizio.

L’avvocato Lucchetti e il procuratore generale di Roma puntano a far definire il delitto come volontario e a far riconsiderare anche il reato di atti persecutori. Per lo stalking infatti, sempre in Appello, Magistri era stata assolta.

L’udienza è stata rinviata al 20 marzo.