martedì 21 Maggio 2024
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Omicidio Campanale, la famiglia di Cristiano: “Volevamo giustizia, mai cercato e richiesto vendetta”

E’ stato ucciso a Scauri il 25 gennaio 2019.

E’ il giovane Cristiano Campanale, la cui famiglia oggi ha inviato una lettera piena di emozioni e di dignità.

Le stesse con cui hanno ascoltato la sentenza di condanna di Edoardo Di Caprio, accusato dell’omicidio.

Tramite gli avvocati che la assistono, Ponti, Di Nardo, Palermo, Di Giuseppe e Ferraro, ha inviato una nota stampa perché ha sentito “il bisogno di spegnere i riflettori su questa triste ed irrimediabile vicenda”.

“La famiglia del compianto Cristiano – hanno spiegato gli avvocati – non intende gioire per questa decisione considerato che mai alcuna pena della giustizia degli uomini, finanche quella massima prevista dalla legge, avrebbe consentito di riabbracciare il proprio congiunto.

Nelle ore immediatamente successive alla decisione del Tribunale, la famiglia, come ha sempre fatto, si è stretta nell’intimità dei propri cari ricordando, prima ad essi e poi a tutte le persone che gli sono state vicine, come tale vicenda abbia provocato solo dolore e senso di frustrazione per ciò che poteva essere evitato.

Non hanno mai cercato e richiesto vendetta ma solo ed esclusivamente l’applicazione della giustizia che, sebbene con i propri correttivi previsti dalla legge, a volte può sembrare mite.

I difensori della famiglia Campanale si dichiarano soddisfatti che il Tribunale abbia confermato l’impianto di cui al capo d’imputazione confermando la volontarietà dell’omicidio. Nel corso del dibattimento si è tentato di voler derubricare il reato di omicidio in preterintenzionale che prevede una pena molto più mite.

Effettivamente, mantenendo la qualificazione giuridica fornita dalla Procura nel capo d’imputazione il Tribunale ha emesso la sua condanna partendo da una pena base di circa 25 anni e che, solo per la scelta del rito (abbreviato, ndr), che prevede uno sconto di pena di 1/3, ha consentito all’imputato il riconoscimento dei quasi 17 anni di reclusione. D’altra parte diversamente non sarebbe potuto essere anche alla luce del notevole materiale probatorio raccolto in fase di indagini che confermava la volontarietà dell’evento”.

“E’ evidente – hanno concluso – che dalla lettura delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni, potremo conoscere quale ricostruzione logica dei fatti ha effettuato il magistrato giudicante che, a nostro dire, ha sempre mantenuto un indubbio equilibrio prima ancora che un rispetto ineccepibile per le rispettive parti processuali”.

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