Vincent Van Vogh , Siesta

Lo ricordo ora, perché ora la sagra dell’ovvio è diventata ignoranza della vita.
La storia è una storia di primavera, del tempo della semina.
Mio nonno mi ci portò di proposito. Tra contadini è uso così: tramandare. Che vuol dire mandare tra, ed è tra le mie mani che mi ha messo il seme di fagiolo rampicante. Come nella favola che la pianta arrivava nella terra del gigante e a lui ruba le uova d’oro, ma la papera di nonna le faceva solo di uovo.
Si chiamava come me, nonno, e chiamarci non ci veniva facile, iniziò la sua lezione senza nomi, perché Lidano suona antico.
E il gigante era lui, curvo e, che beffa, piccolo, pelle arsa dal sole. Pelle cuoio. Ve lo racconto in italiano, ma voi ascoltatelo non nella grazia di dante, ma nella durezza del tempo antico, tempo contadino.
Il racconto inizio’ cosi: Vedi, ora tutto ci è nemico.
Gli uccelli cercheranno di rubarci questo seme, noi lo seppelliremo ma sotto c’è il verme che vuole il suo, la talpa, l’umido che si fa acqua, poi l’erba che lo soffocherà al germoglio, poi il topo che ha la sua fame, ed ogni essere in volo e qui di passo. Poi il gelo, il caldo, troppa acqua della pioggia, poi troppo poca senza pioggia.
Tutto è contro noi, tranne noi.
La natura non regala a noi, uccide.
La natura è morte a cui la vita, con rabbia, vuole fuggire per vivere anche se non ha il permesso e Dio non ha per noi misericordia, arriva prima anche il cardellino.
Il contadino è solo la sua caparbietà, la cattiveria di voler vivere nonostante non tocchi a lui.
Noi siamo ladri, siamo gramigna in questa terra assassina, viventi abusivi.
Qui non vince il buono, vince che uccido il verme, aspetto in trappola l’uccello, imbroglio il topo, trovo la talpa e porto l’acqua dove non c’è, la tolgo quando c’è.
Sono il diavolo, sono il contadino, sono il cattivo che ruba al divino che non è vino per me ma sa di rancido del marcio. C’è la mosca e c’è il moschino, la larva e la farfalla, ma non c’è mai il contadino. Noi, figlio mio siamo la bestemmia nel messale del creato, siamo la bestia tra gli angeli, siamo ipereresia contro l’armonia. Noi siamo lo sbaglio della terra.
Ti diranno che c’è misericordia, non è per noi.
Noi siamo qui nonostante tutto per rabbia contro tutto. Noi siamo pirati della vita per questo contadini che non vogliono la morte e quando arriva sarà vendetta di vermi per la rabbia con cui siamo stati viventi.


Nonno non mi ha insegnato la pietà, ma il coltello contro la viltà.
Mi scuserete ma non amo il mio assassino, non amo la naturalità della morte amo la caparbietà del vivere. Sono contadino pirata dell’ingiustizia che mi ha fatto ultimo nel disegno divino ed io sono primo per il coraggio che da il vino.
Agli amanti della natura? Anche il boia aveva i suoi amori, io sto con il collo non con la ghigliottina. 

Guardate è uscito il grano, guardate ho vinto io.