Nessuno ha mai detto, o scritto, che fossero bravi ragazzi. Ma dopo l’omicidio di Willy Monteiro, il branco di palestrati-lottatori accusato del delitto continua a venire fuori in decine di racconti. Tutti dello stesso tenore.

L’ultimo, in ordine di tempo, è quello di un 50enne di Giulianello, in provincia di Latina, che ha voluto raccontare la sua esperienza con i soggetti in questione. E lo ha fatto su facebook, ricevendo migliaia di condivisioni, commenti e reazioni.

Titolare di un locale, l’uomo se li è visti piombare, è proprio il caso di dire, nel suo pub: “E’ stata una mezz’ora, sul tardi, e non è successo nulla di particolare. Eppure, tutti i presenti, quella mezz’ora se la ricordano bene. Anzi, ne ricordano bene i primi dieci minuti, quelli sufficienti a fargli passare la voglia di restare”.

Poi il racconto di quanto successo: “Eravamo seduti tutti fuori, e ci siamo girati improvvisamente a guardare il Suv che sbucava dall’arco a tutta velocità per poi inchiodare a due metri dai tavolini. Sono scesi in 5 col classico atteggiamento spavaldo di chi a 25 anni gira col Suv, in gruppo, coi capelli tinti, le catene al collo, i vestiti firmati, i bicipiti tirati a lucido e le sopracciglia appena disegnate”.

L’atteggiamento prepotente prosegue all’interno del locale: “Hanno iniziato a fare mille domande – ricorda il gestore del pub, – c’era un’atmosfera pesantissima, era una conversazione di quelle finte che girano intorno a qualcosa. Ho visto con la coda dell’occhio tutti i tavoli fuori svuotarsi, le persone buttare un occhio dentro e andar via, e, mentre cercavo di rispondere alle domande, loro hanno iniziato a fare una gara di rutti sopra la mia voce a cui non ho reagito in nessun modo”.

Con le provocazioni che si intensificano: “Ho servito le birre come nulla fosse, e ricordo bene l’espressione di quello che ha messo mano al portafogli e mi ha chiesto “quant’è”, senza il punto di domanda e senza guardarmi. La stessa espressione che rivedo in ogni post di questi giorni. Hanno bevuto, hanno fatto casino, hanno brindato, hanno ruttato, e sono ripartiti sgommando col Suv, come cani che hanno appena pisciato su un territorio nuovo e se ne vanno soddisfatti”.

Il 50enne si rammarica per non aver avuto il coraggio di affrontarli, di esigere il rispetto che merita una persona che lavora. Di aver solo chinato il capo davanti alla prepotenza.

Un atteggiamento, invece, che non apparteneva a Willy Monteiro, che quei bulli li ha affrontati: “Oggi, ripensandoci alla luce dei fatti recenti, forse non me ne vergogno più, provo solo una stima enorme per Willy e per la sua sterminata mole di coraggio racchiusa in uno scricciolo d’uomo”.

Tra le migliaia di commenti, quasi tutti più o meno beceri nei confronti degli assassini, anche quelli che condividono l’atteggiamento di Stefano, questo il nome del gestore del pub, tra i quali un eloquente “Non bisogna vergognarsi di avere paura, è un sentimento umano comprensibile e giustificabile. Altra cosa è l’indifferenza”, mentre un insegnante ha commentato che farà leggere il post ai suoi alunni.