Ninfa

Il Giardino di Ninfa riscopre i suoi angoli segreti. Posti incantanti di un’eterna oasi di bellezza che i visitatori potranno percorrere a distanza di 5 secoli, domenica 23 giugno.

Alcune ricerche realizzate dalla Fondazione Roffredo Caetani e l’università “La Sapienza” di Roma hanno permesso all’antica porta di accesso di rivedere la luce.

Dalle indagini è emerso che il passaggio davanti la chiesa di Santa Maria Maggiore, a ridosso di un’antica torre, veniva utilizzato dai pellegrini che da Roma entravano nella città di Ninfa.

Nel corso dei secoli, questo paradiso ubicato tra la via Appia e la Pedemontana, divenne un luogo di fondamentale importanza e così nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, lo acquistò insieme ad altri territori limitrofi per suo nipote Pietro II Caetani.

I resti della città, che venne saccheggiata e distrutta nel 1382, confermano la straordinaria cornice e anima del Giardino di Ninfa.

“Per conservare e mantenere intatta la storia – ha spiegato Tommaso Agnoni, presidente della Fondazione Roffredo Caetani – abbiamo recuperato l’area. Grazie agli studi della Scuola di specializzazione in beni architettonici e del paesaggio dell’università ‘La Sapienza di Roma’ e alla professoressa Daniela Esposito, si è avvalorata un’ipotesi già avanzata. Da qui è nata la decisione di spostare l’ingresso in quel punto, per dare modo a chi viene al Giardino di rivivere le stesse emozioni”.

I lavori di sistemazione e pulizia dell’ingresso, nonché la creazione di due ponti in legno sono stati finanziati dalla Regione Lazio.

“Voglio ringraziare – ha affermato Agnoni – l’assessore Enrica Onorati e l’università. In questi giorni ospitiamo proprio al Castello i ragazzi del Mit di Boston per la Summer School che, insieme ai docenti, hanno avuto un incontro con l’Ordine degli architetti durante il quale è stata ribadita la volontà di proseguire gli approfondimenti sulle strutture dell’antica città di Ninfa”.

Il direttore Antonella Ponsillo ha aggiunto che la sistemazione della porta antica ha consentito di piantare delle specie di agrumi risalenti al ‘500 e ‘600.