Ti arriva il Natale e, anche se ci provi, sei sempre come all’interrogazione di matematica al liceo, impreparato. Tutto si fa buono, ma buono perché? Ti trovi con i numeri sparsi della tua vita, con i ricordi ordinati del tuo vivere e cerchi nella memoria quella gioia che, giureresti, era con te da tanto. Ma è Natale, mi piace l’odore del panettone, il senso che fa al tatto la busta che lo tiene come fosse fresco. Mi piace l’odore di umido dei viali con le foglie morte e la scostanza dei gatti che è tempo di caccia magra e per un assassino è bontà costretta.

Dicono sia nato, ma io non so, dicono che da oggi la luce si fa largo alle tenebre. Dicono che, non ho capito bene di tanti eroi, tanti che sanno di giusto ma mi piace pensare che il mondo è stato salvato da un bue e un asino, che loro hanno fatto la differenza tra finire tutto lì, o donarlo per sempre. Un asino e un bue, due miti in un mondo nervoso. Sono eroi con il loro calore e chissà le botte alla soma, o i colpi all’aratro. Eppure ve lo dico sono loro, gli ultimi, quelli che poi non sai, che sono più fighe le renne e i cavalli, o le scope che volano. Invece tutto è per un asino e un bue. E così ricordo quel testardo di mio nonno che era più duro di un asino, più forte di un bue, con la rabbia della malasorte fino al cielo, ma mai una parola come loro, miti a scaldare il domani. Mai un lamento, perchè per chi nasce asino o bue il lamento non è concesso. Non è.

L’avrebbe preso il fucile contro l’ingiustizia, ma no, ma no, a volte devi “scaldare” il futuro se vuoi cambiare. Saranno finiti male quel bue e quell’asino, se li ricordano solo a Natale, sono nel presepe per quanto dura, ma è per loro. Si per un asino e un bue che siamo così, noi che da ragazzi abbiamo sognato di scaldare il futuro e, da giovani si pensa sempre che quel futuro siamo noi. Buon Natale a chi ha scaldato quella notte.