La sorella di Sara, Sabrina Roncucci

E’ stato archiviato il procedimento penale che vedeva indagati 25 operatori sanitari per la morte di Sara Roncucci, la 31enne di Latina deceduta per un intervento di mini by-pass gastrico a Siena. La decisione è stata presa il 15 maggio scorso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, Vito Di Vita, a conclusione dell’udienza in camera di consiglio.

“Purtroppo mia sorella non avrà alcuna giustizia – ha commentato evidentemente amareggiata la sorella di Sara, Sabrina – ma continueremo a batterci perché l’ospedale risponda della sua morte”.

Il Ctu della Procura di Bergamo, che aveva aperto l’inchiesta, Matteo Marchesi, aveva confermato come, con particolare riferimento al pronto soccorso di Latina e al secondo accesso, l’operato dei medici fosse stato lacunoso.

“Si deve concludere – recita la perizia – che il sospetto diagnostico del fatto settico fu posto, ma poi non furono poste in essere in modo completo tutte le misure raccomandate per contrastarne l’evoluzione. Inoltre, quando fu manifestato un aggravamento del quadro clinico, non risultano essere stati messi in atto dei provvedimenti diagnostico-terapeutici tempestivi e incisivi”. Dunque, si rilevano “scostamenti rispetto alle linee guida e alle buone pratiche raccomandate dalla comunità scientifica e incongruenze rispetto alla gestione sanitaria attesa, che avrebbe dovuto essere più serrata e tempestiva. Un’ipotetica, diversa gestione del caso avrebbe probabilmente consentito di evitare l’arresto cardiaco, che diede luogo alla grave sofferenza encefalica e alla vicenda clinica che ne conseguì, e che si concluse con il decesso della paziente”.

Marchesi, però, aggiunge sempre nella perizia che “non è possibile quantificare tale probabilità e dimostrare che sarebbe stata prossima a una ragionevole certezza”, condizione richiesta in sede penale per comminare una condanna. Ed è probabilmente sulla scorta di quest’ultima considerazione che il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, ma in prima battuta la precedente gip, Bianca Maria Bianchi, non aveva ritenuto la richiesta condivisibile, fissando un’udienza ad hoc in Camera di Consiglio. Una presa di posizione del giudice che aveva fatto ben sperare i congiunti di Sara, se non altro per la volontà di vederci più chiaro sul caso e di non deliberare a cuor leggero.

Il nuovo gip dopo aver valutato la documentazione e ascoltato le parti, ha deciso diversamente. “Sono delusa e incredula – ha commentato Sabrina Roncucci, la sorella di Sara – Il gip è stato più “severo” delle conclusioni della perizia, da cui si evince che le responsabilità ci sono tutte. Non dico che si dovesse mettere in galera tutti i 25 medici indagati, anzi, noi non chiedevamo il carcere per nessuno sapendo benissimo che non c’è stato dolo e che si è trattato di un atto colposo. Ma da qui a dire che non c’è nessun colpevole ce ne passa: al pronto soccorso di Latina ci sarà pur stato un responsabile, uno che si assume le responsabilità dell’operato del reparto. Se non fosse così le morti come quella di Sara sarebbero all’ordine del giorno”.

“L’amaro epilogo di tutto – conclude la sorella – è che la morte di Sara resta impunita. Certo, niente e nessuno ce l’avrebbero restituita, ma almeno ci sarebbe stata una giustizia. Ed è per questo che continueremo comunque a batterci in sede civile, dove sappiamo che il tipo e la prospettiva di giudizio sono completamente diversi nei confronti della tutela della parte lesa. Non ci interessa tanto ottenere un risarcimento, ma vogliamo arrivare al punto che la struttura ospedaliera ammetta i propri errori e si assuma le proprie responsabilità”.

Le conclusioni delle perizia medico legale infatti, per quanto ritenute insufficienti a sostenere un’accusa in sede penale, palesano diversi profili di responsabilità civilmente rilevanti dell’Asl di Latina, che difficilmente potrà sottrarsi dal rispondere degli errori commessi dal proprio personale e ampiamente rilevati dal Ctu.

Studio 3°, che assiste la famiglia di Sara, ha già domandato le coperture assicurative all’Asl e ha chiesto i danni alla sua compagnia assicurativa, che finora ha denegato ogni istanza. Ma nei prossimi giorni sarà avviata la richiesta di un Accertamento Tecnico Preventivo, condizione di procedibilità per intentare una causa civile.